Costa, Villa Beretta: arriva il primo cobot in Italia. Permette di camminare senza supporti

Wandercraft Atalante: è il nome del dispositivo che consente una rivoluzione sostanziale della tecnologia riabilitativa indossabile, iniziata vent’anni fa. Il primo Cobot (dall'inglese, Collaborative Robot, ovvero robot capaci di creare un ‘ponte' tra l'intenzione della persona e la realizzazione di un gesto) in Italia che permette alle persone con lesione spinale di fare riabilitazione attraverso la deambulazione senza appoggiarsi ad alcun supporto è approdato a Villa Beretta, ospedale riabilitativo di Costa Masnaga diretto dal dottor Franco Molteni. È stato presentato questa mattina ed è appena entrato in uso nel centro.



Il direttore di villa Beretta Franco Molteni



In mostra, lo storico dei dispositivi indossabili creati nel tempo

L’acquisizione di questo gioiello della biotecnologia è stata possibile all’interno del progetto Fit for Medical Robotics, coordinato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e dall’Istituto di Biorobotica di Pisa che nei prossimi quattro anni punta a rivoluzionare, per mezzo di nuove tecnologie robotiche e digitali, i modelli riabilitativi e di assistenza per le persone con ridotte o assenti funzioni motorie, sensoriali o cognitive.

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Wandecraft Atalante segna un deciso cambio di passo nell’utilizzo della tecnologia robotica indossabile al servizio della Medicina Riabilitativa, che si occupa del recupero delle capacità di pensare, muoversi e relazionarsi a fronte di disabilità che derivano da lesioni del sistema nervoso avvenute dopo traumi, infezioni, eventi vascolari o determinate da malattie genetiche o neurodegenerative. È dotato di un software che interagisce con quello che fa la persona: coopera con la persona che l’ha indossato e non con le parti esterne, come fisioterapisti o personale medico.


“A differenza dei classici robot, che tendono a sostituirsi alla volontà e al pensiero della persona, i Cobot come Wandercraft Atalante, se opportunamente programmati dagli specialisti, entrano in relazione e interagiscono con l’individuo, al punto da coadiuvarne il pensiero e l’intenzione di movimento” ha spiegato Franco Molteni, direttore del Centro di Riabilitazione Villa Beretta. L’innovazione di Wandecraft Atalante è di consentire alla persona di coordinarsi e muoversi senza supporti e senza sia sorretta da un fisioterapista. La persona interagisce, viene guidata e allo stesso tempo guida il cobot.



Una carrucola sopra la persona è presente per sicurezza, ma non lo sostiene

“Sono strumenti che rappresentano l’avanguardia della biotecnologia, la massima interazione possibile tra corpo umano e macchina, e consentono prospettive di recupero impensabili fino a pochi anni fa. Gli studi, infatti, hanno dimostrato che i programmi riabilitativi con robotica collaborativa permettono una riorganizzazione del sistema nervoso centrale attraverso un aumento della plasticità sinaptica e della connettività funzionale, grazie anche all’incremento dell’attività dei neurotrasmettitori, considerati il ‘carburante’ per il suo funzionamento.



Dietro l’assoluta novità di questa tecnologia si individua un ulteriore passo avanti nell’evoluzione dei trattamenti riabilitativi. “Camminare con le braccia libere di reggere un vassoio o di far rimbalzare un pallone non è un vezzo biomeccanico: è un modo biotecnologico per riconquistare gli spazi di movimento e di interazione con l’ambiente che la persona aveva dentro, impressi nel suo DNA, ma ha perduto una volta costretta alla carrozzina” ha continuato il dottor Franco Molteni. “Non solo. Recuperare il cammino significa ritrovare il ritmo del passo e, quindi, il senso del tempo, dell’esplorazione dello spazio e della posizione nel mondo”.



La Medicina Riabilitativa è la medicina dei sistemi Complessi che determinano lo Human Functioning. Ricercare e conoscere le sinergie fra biologia e tecnologia, trasformare connessioni innovando le cure per restituire capacità, relazioni, identità e dignità alla persona sono i pilastri del futuro. A questo scopo è stata annunciata la nascita di un istituto di ricerca e innovazione che dal 2025 affiancherà e supporterà l’attività terapeutica dell’ospedale riabilitativo.


Villa Beretta Rehabilitation Research Innovation Institute sarà un istituto di ricerca e innovazione dedicato alla Medicina Riabilitativa, nato grazie al generoso lascito di Luigi e Mariuccia Agrati, tra i fondatori, nel 1996, insieme ad altri illuminati e lungimiranti imprenditori locali, della Fondazione Valduce, che ha l’obiettivo di sostenere e promuovere la ricerca mirata allo sviluppo di nuove tecnologie applicabili alla riabilitazione, in particolare per il recupero delle lesioni del sistema nervoso. La fondazione, dal 2004, ha sostenuto Villa Beretta nei progetti di ricerca con il Politecnico di Milano, il Centro Nazionale delle Ricerche (CNR), l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, l’Istituto di Biorobotica di Pisa e l’Ecole Polytechnique Federale di Losanna, oltre che con numerose startup e industrie farmaceutiche.



“Villa Beretta Rehabilitation Research Innovation Institute è nato dalle esigenze che le persone ci hanno posto: risolvere problemi fini ad allora non risolvibili – ha concluso il dottor Molteni - Nei nuovi spazi continueremo un’attività di ricerca inscritta nella cornice scientifica della Network and Systems Medicine, una medicina della complessità che vede integrate e coordinate in modo interdisciplinare medicina, biologia, neuropsicologia, psicologia, scienza della nutrizione, bioingegneria, scienze sociali e umanistiche, in una visione d’insieme dei processi sociali e  biologici. L’obiettivo è prenderci cura nel miglior modo  possibile dello Human Functioning, il funzionamento dell’individuo, inteso come la sua capacità  di agire e interagire con l’ambiente che lo circonda, esprimendo comportamenti che ne definiscono l’identità in modo coerente con il suo stato di salute”.



Nella palestra del centro è stato mostrato l’uso di Wandercraft Atalante: Paolo, dopo un incidente in moto nel 2021, ha perso l’utilizzo delle gambe. Per la terza volta ha indossato il cobot e, al termine della dimostrazione, ha commentato: “Questa tecnologia mi dà la speranza, in futuro, di poter tornare a camminare”. Questo è ciò che conta, nei fatti, per chi si trova a dover indossare il dispositivo. Una necessità a cui Villa Beretta cerca di continuare a rispondere al meglio, in un percorso di evoluzione sempre più bio-tech che possa consentire, in futuro, di portare questi strumenti a domicilio. Con la medicina delle connessioni orientata allo Human Functioning, l’incessante e scrupolosa ricerca, Villa Beretta ambisce a cambiare completamente la riabilitazione.
Michela Mauri
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