Barzanò: Claudia Roffino parla di adozione e difesa del parto in anonimato

Un racconto emozionante della sua storia, vissuto ed elaborato con la maturità della persona e una difesa del parto in anonimato come una tutela fondamentale per i bambini e per le donne che non possono o non vogliono essere madri.
Il quarto appuntamento dell’iniziativa Libroforum promossa dall’associazione ''Raccontiamo l’adozione ODV'' si è tenuto venerdì 12 aprile presso Peregolibri a Barzanò
Claudia Roffino ha presentato il suo libro ''Una vita in dono'', scritto a quattro mani con Barbara Di Clemente: narra la storia dell’adozione di Claudia e della donna che le ha donato la vita, mai conosciuta per volontà stessa dell’autrice nonché protagonista del testo.
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Alcune immagini dell'incontro promosso da Raccontiamo l'adozione odv

Fortissimo l’impatto con la famiglia adottiva, dove Claudia è arrivata quando aveva pochi mesi: i genitori non riuscivano a darle il latte tenendola in braccio senza che lei piangesse e strillasse in continuazione. Il padre, medico dentista, adottò un approccio scientifico e pragmatico alla questione finché emerse la realtà: Claudia, che subito dopo la nascita era stata affidata a un istituto, non era mai stata presa in braccio, ma alimentata nella sua culla. La mancanza affettiva le aveva lasciato la ferita, da subito. 
''I miei genitori mi hanno detto subito dell’adozione, quando avevo 3 anni: andando all’asilo c’era la pancia della mamma di una compagna che cresceva e, mettendo la mano lì, pensavo di essere nata come loro. Mia mamma mi spiegò che non ero cresciuta nella sua pancia, ma a quell’epoca non avevo capito, sebbene questo avesse sin da subito reso libera me e i miei genitori di parlarne e fare domande quando credevo'' ha proseguito l'autrice.
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''Avevo 7 anni quando mi sono fatta raccontare la storia da capo e ho capito che non ero venuta al mondo dalle persone con cui vivevo. Qui ho fatto un passo indietro e per alcuni mesi non ho detto ''mamma'' e ''papà'' ai miei genitori adottivi. Loro hanno capito che avevo bisogno di fare chiarezza dentro di me. Dovevo sviluppare poi il rapporto con quelli che non c’erano: all’inizio questa donna - la genitrice, ndr - era una principessa che, dopo un’incantesimo, sarebbe tornata da me. Poi la fase successiva è stata quella di prendermi la colpa. Poi sentivo parlare di una donna che aveva abbandonato un bambino in ospedale era una poco di buono: dovevo fare i conti con quella donna''.
Con la giovinezza è arrivata l’esclusione: Claudia non veniva invitata alle feste di compleanno perchè era la compagna diversa. 
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Al microfono Claudia Roffino

''I miei genitori mi hanno raccontato tutto, compreso che non sono stata riconosciuta alla nascita. Con questa donna dovevo finire di farci i conti'' ha detto Claudia, che ha fatto delle ricerche sulle sue origini. Nella cartella sanitaria era conservata la sua primissima foto, di quando aveva poche settimane. ''Il fatto di trovare pezzi di me era importante''. 
Poi, la scelta di andare a fondo e capire quello che c’è dietro un parto in anonimato, attraverso i colloqui con il personale sanitario che accompagna le gestanti in questo percorso. ''Erano donne non accettate dalle società che arrivavano a loro volta a non accettare il bambino - ha aggiunto - Tutti questi racconti mi hanno fatto capire che quella abbandonata non ero io, ma quella donna che con grande lucidità ha fatto una scelta dolorosa e definitiva, tanto amorevole quanto responsabile''.
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Da qui, ha formato la sua idea sulla questione. ''Penso di avere, visto che ci sono nata, il dovere di tutelare il parto in anonimato'' ha affermato. Con la sentenza 1946/2017, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno stabilito la possibilità per una persona nata da un parto anonimo di verificare, attraverso un interpello riservato, che la madre biologica desideri continuare a non essere nominata, nonostante il legislatore non abbia ancora regolamentato la procedura da seguire.
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''Con l’interpello, il 94% delle donne hanno voluto continuare a mantenere l’anonimato e questa scelta va rispettata. All’inizio volevo dimostrare che non eravamo figli di nessuno, come si diceva. Poi ho capito che lei ha donato la vita a qualcuno di cui non era in grado di occuparsi e ha avuto la responsabilità di dire che non ce la faceva - ha affermato Claudia - Pur essendoci la possibilità dell’interpello, non ho più bisogno di andare a cercare perché per noi figli è un dovere di tutelare il parto in anonimato. Negli ultimi anni, c’è stata una riduzione esponenziale dei parti in anonimato e un aumento di bambini abbandonati nei sacchetti. Questo significa paura da parte delle donne. La mia storia di adozione è stata positiva, nonostante le lotte e l’adolescenza. Devastante è la cultura che c’è, che mette un’etichetta, è fortemente razzista e usa un linguaggio  inappropriato''.
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La seconda parte del libro è romanzata. La copertina del libro è la riproduzione di un quadro realizzato da una cara amica di Claudia: ''Ci siamo io e mamma. Non siamo simili dal punto di vista biologico ai genitori adottivi, ma acquisiamo tantissimo da loro. È il modo di porsi quello che ci fa somigliare all’uno o all’altro. Nella copertina c’è anche un’ombra, sempre presente nella mia vita, con il tempo sempre più lontana: rappresenta la donna. Quell’ombra siamo anche noi figli adottivi, sempre presenti nella loro testa che si stanno chiedendo cosa ne è stato di quel bambino. Dei momenti duri, anche per lei ci sono stati, e io li ho immaginati''. 
''È stata una serrata piena d’amore e di vita. Sono momenti di condivisone preziosi per tutti, qualunque sia il percorso di vita che stiamo affrontando'' ha detto Marta Perego che ha dato appuntamento in libreria il prossimo 11 ottobre con un altro evento di Libroforum. 
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Roberta Bosisio, presidente di Raccontiamo l’adozione ODV ha commentato: ''É una storia raccontata con un altro punto di vista. Sentire come difende il diritto a una mamma con cui potrebbe essere arrabbiati, è bellissimo perché è dare una possibilità a un pensare che continueremo a trovare bambini nei cassonetti''.
L’autrice ha riposto a domande e curiosità del pubblico che ha molto apprezzato il suo racconto, la sua preparazione, il lavoro su se stessa e il punto di vista offerto in merito alla sua adozione e alla difesa del parto in anonimato, per tutelare le donne e i bambini. 
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M.Mau.
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