Trump e la Groenlandia? Il commento dell'ingegner Meroni

''Voglio la Groenlandia, con le buone o con le cattive''. Queste le parole del presidente statunitense Trump, pronunciate pochi giorni fa in occasione di un incontro con i vertici delle compagnie petrolifere che dovrebbero operare in Venezuela. Un’affermazione che ha suscitato grandi preoccupazioni, rispetto alle quali abbiamo chiesto un commento a Giorgio Meroni, ingegnere con studio a Oggiono e originario di Cremella, che tra la fine di agosto e la prima metà di settembre 2025 si è cimentato in una spedizione scientifica con un team d’eccellenza proprio nelle terre islandesi e groenlandesi (ne avevamo parlato QUI).
''Rientrato dalla mia recente spedizione in Groenlandia, dove ho lavorato al rilievo GPS di sentieri, percorsi culturali e studi sui cambiamenti climatici, ho raccolto diverse testimonianze dirette dagli abitanti di questa terra straordinaria. Parlando con guide locali, ricercatori e abitanti dei piccoli insediamenti, emerge un sentimento netto: i groenlandesi non vogliono essere contesi da nessuno. Non desiderano essere ‘acquistati’ né rimanere in un rapporto percepito come sbilanciato con la Danimarca. Vogliono decidere da soli, senza interferenze, il proprio futuro politico ed economico'' ha dichiarato Meroni.
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L'ingegner Giorgio Meroni in Groenlandia negli scorsi mesi

Il rapporto con la Danimarca nasce nel lontano 1721, anno in cui la Groenlandia fu da questa colonizzata, mantenendo lo status di colonia fino al 1953, quando passò a essere parte integrante del Regno di Danimarca. Nonostante l’acquisizione di un’autonomia parziale resa possibile dall’istituzione di un proprio governo e parlamento e dall’apertura a investimenti esteri nei settori dell’estrazione di uranio e terre rare, la Danimarca oggi continua a controllare gli ambiti di difesa, politica estera e sicurezza.
''La diffidenza nei confronti di Copenaghen si radica anche in vicende dolorose del passato. Negli ultimi anni, inchieste e indagini ufficiali hanno riportato alla luce il caso delle spirali anticoncezionali impiantate a migliaia di donne e ragazze inuit tra gli anni '60 e '70 senza pieno consenso informato. Inoltre, durante la mia permanenza, ho percepito chiaramente un'altra tensione: molti settori chiave dell’economia groenlandese, quali la pesca, il turismo e le infrastrutture, sono ancora fortemente influenzati o controllati da interessi danesi'' ha continuato il professionista.
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Infatti le principali compagnie di pesca hanno sede in Danimarca, il turismo organizzato passa attraverso operatori danesi e le infrastrutture commerciali e logistiche dipendono ancora da Copenaghen. Per molti groenlandesi questo significa che la ricchezza prodotta sul territorio non rimane pienamente nelle mani delle comunità locali, ma viene in larga parte redistribuita all’esterno, limitando le opportunità di sviluppo autonomo.
''Durante la nostra spedizione abbiamo incontrato una popolazione vivace e molto disponibile, pronta a lottare per affermare la propria autonomia e la propria dignità. La Groenlandia non vuole essere proprietà di nessuno né tanto meno vuole schierarsi con potenze estere; vuole solo essere se stessa. E il mondo, prima di parlare di strategie e interessi, dovrebbe iniziare ad ascoltare davvero la voce di chi vive in questi magnifici territori'' ha concluso Meroni.
C.Fu.
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