Cremella: perchè dire NO anche alle tecnologie indispensabili alla transizione green?

Gentile Redazione,

ho letto con attenzione il vostro articolo sull’opposizione al progetto di impianto di accumulo energetico (BESS) previsto a Cremella e rimango molto colpito dal tono allarmistico con cui una parte del dibattito pubblico sta affrontando la questione. Secondo quanto riportato, la mobilitazione contro l’impianto ha portato alla raccolta di quasi 3.000 firme e alla nascita di un comitato contrario al progetto, motivando l’opposizione soprattutto con presunti rischi ambientali, sanitari e paesaggistici. 

È comprensibile che una comunità voglia informarsi e discutere di un’infrastruttura energetica sul proprio territorio. Tuttavia ciò che colpisce è quanto poco il dibattito pubblico sembri basarsi su dati tecnici e quanto invece prevalgano timori generici o scenari catastrofici che non trovano riscontro nella letteratura scientifica né nelle pratiche industriali.

Un BESS (Battery Energy Storage System) non è una centrale nucleare o chimica, né un impianto industriale pesante: è, in sostanza, un sistema di batterie statico e sicuro, che accumula energia elettrica quando è disponibile – soprattutto da fonti rinnovabili – e la restituisce alla rete quando serve. In tutta Europa queste infrastrutture stanno diventando indispensabili per garantire stabilità alla rete elettrica mentre cresce la produzione da fonti rinnovabili non programmabili, come il fotovoltaico e l’eolico.

Il punto critico del dibattito non è dunque la tecnologia in sé, che è ormai diffusa e regolata da norme di sicurezza molto stringenti, ma la reazione sociale che spesso accompagna questi progetti. Il fenomeno è noto da decenni e ha anche un nome: “NIMBY”, acronimo di Not In My Back Yard, cioè il sostegno alle infrastrutture in generale purché non vengano realizzate vicino a casa propria.  In questi casi è immancabile (e difatti anche a Cremella viene pronunciata) la fatidica frase: "Noi non siamo affatto contro le rinnovabili, ma questo non è il posto giusto per realizzare quell'impianto!". Ma, di grazia, dove fare un impianto BESS se non proprio vicino alla stazione di alta tensione esistente a Cremella, unico punto nel quale diventa possibile immettere o prelevare con efficacia grandi quantità di potenza ed energia, necessarie a garantire la stabilità della rete elettrica?

È davvero difficile non vedere dinamiche NIMBY di questo tipo anche nel caso di Cremella. Si invoca la transizione energetica, ma quando si tratta di realizzare le infrastrutture necessarie – reti elettriche, impianti rinnovabili, sistemi di accumulo – l’opposizione locale diventa immediatamente assoluta. Naturalmente ogni progetto va valutato con attenzione, con studi di impatto e con un confronto trasparente con i cittadini. Ma trasformare ogni infrastruttura energetica in una minaccia per la salute o per il territorio non aiuta né la qualità del dibattito pubblico né il futuro energetico del Paese.

La transizione energetica non si realizza con gli slogan, ma con infrastrutture concrete. E se ogni comunità rifiuta a priori qualunque impianto sul proprio territorio, la conseguenza è semplice: l’energia continueremo a importarla da altrove, magari da fonti molto più inquinanti. Forse sarebbe utile spostare la discussione da una logica di paura a una di responsabilità collettiva: la transizione energetica riguarda tutti e richiede anche una quota di infrastrutture sul territorio.

Ringraziando di cuore per l’ospitalità, porgo cordiali saluti.
Renato Ornaghi
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