Resto convinto che il BESS possa essere un'opportunità per Cremella e il territorio
Gentile Redazione,
ho letto con grande interesse la risposta del Sig. Roberto Comi al mio intervento sull’impianto BESS previsto a Cremella, e lo ringrazio innanzitutto per il tono pacato e dialogante: è sempre un buon punto di partenza quando si affrontano temi nuovi, che possono generare dubbi ma che meritano soprattutto di essere approfonditi. Parto da un dato di fatto: la collocazione di un sistema di accumulo elettrico non è una scelta casuale o discrezionale. Impianti di questo tipo devono necessariamente essere installati in prossimità delle cabine di alta tensione che servono il territorio. È prima di tutto un vincolo tecnico, non una scelta politica o amministrativa.
In questo senso, la localizzazione a Cremella non ha nulla di anomalo: è semplicemente coerente con il funzionamento della rete. Anzi, se guardiamo alla direzione che sta prendendo il sistema energetico, è facile prevedere che in futuro tutte le cabine di alta tensione saranno affiancate da sistemi di accumulo analoghi. L’impianto BESS di Cremella sta anticipando di fatto una trasformazione che riguarderà inevitabilmente tutti i territori italiani.
Dalla lettera del Sig. Comi mi pare di cogliere che la principale preoccupazione dei suoi concittadini riguardi soprattutto l’impatto visivo. È un tema comprensibile e sul quale sono convinto che l’Amministrazione possa lavorare seriamente, chiedendo adeguate opere di mitigazione paesaggistica, ad esempio attraverso una schermatura verde con piantumazioni dense.
C’è tuttavia un passaggio della lettera che merita, a mio avviso, una riflessione più approfondita. Il Sig. Comi ricorda giustamente che “Cremella ha scelto negli anni di privilegiare la residenzialità, rinunciando a insediamenti industriali”. L’equivoco sta proprio qui: nel considerare un impianto BESS un “insediamento industriale”.
In realtà un sistema di accumulo elettrico non è un’attività industriale nel senso tradizionale del termine. È un’infrastruttura energetica di servizio. Se vogliamo, è paragonabile al serbatoio dell’acquedotto comunale. Come un acquedotto con l’acqua, così un impianto BESS non produce energia, ma la rende disponibile quando serve. A Monticello Brianza negli anni ’30 del secolo scorso fu realizzato l’acquedotto che tutti possono vedere oggi da lontano, una struttura che oggi marca lo skyline del paese dove vivo. A suo tempo, son certo che fu giudicato orribile (anche se magari non lo si poteva dire, avendo esso le fattezze di un fascio littorio), ma oggi nessun monticellese credo vi rinuncerebbe.
Ecco: un BESS è esattamente come un acquedotto. Se vogliamo dirlo fino in fondo, è un’infrastruttura non industriale, ma Civile (e la maiuscola non è affatto casuale).
Civile, perché serve direttamente alla qualità della vita delle persone e al funzionamento della società. Civile, perché rende possibile utilizzare in modo stabile nelle ore notturne l’energia prodotta da fonti rinnovabili. Civile, perché è uno degli strumenti che permetteranno di mantenere il nostro livello di benessere senza trasferirne i costi ambientali alle generazioni future (è esattamente questa, la definizione del termine “sostenibilità”). Tra qualche anno tutto questo sarà probabilmente molto più evidente.
Io credo che quando tra qualche decennio nelle sere d’inverno i cremellesi si scalderanno con pompe di calore elettriche, cucineranno le loro cene amicali su piani a induzione, si ricaricheranno di notte le auto, le bici elettriche e i dispositivi digitali usando energia prodotta di giorno dal sole e resa disponibile di sera grazie ai sistemi di accumulo, allora sarà più chiaro quanto queste infrastrutture siano parte integrante della nostra vita quotidiana. Per questo motivo credo che l’impianto BESS di Cremella vada guardato non come un elemento estraneo al territorio, ma come una delle infrastrutture indispensabili alla sua evoluzione.
Non pretendo ovviamente di convincere tutti. Il confronto serve proprio a questo: a discutere, valutare, migliorare i progetti. Ma se queste righe riuscissero almeno a spostare la percezione di questi impianti da ‘minaccia industriale’ a infrastruttura utile alla comunità, e soprattutto rendessero un po’ meno antipatico il nascente impianto BESS agli amici cremellesi, allora forse il tempo dedicato a scriverle non sarà stato speso invano.
Grazie per l’ospitalità,
ho letto con grande interesse la risposta del Sig. Roberto Comi al mio intervento sull’impianto BESS previsto a Cremella, e lo ringrazio innanzitutto per il tono pacato e dialogante: è sempre un buon punto di partenza quando si affrontano temi nuovi, che possono generare dubbi ma che meritano soprattutto di essere approfonditi. Parto da un dato di fatto: la collocazione di un sistema di accumulo elettrico non è una scelta casuale o discrezionale. Impianti di questo tipo devono necessariamente essere installati in prossimità delle cabine di alta tensione che servono il territorio. È prima di tutto un vincolo tecnico, non una scelta politica o amministrativa.
In questo senso, la localizzazione a Cremella non ha nulla di anomalo: è semplicemente coerente con il funzionamento della rete. Anzi, se guardiamo alla direzione che sta prendendo il sistema energetico, è facile prevedere che in futuro tutte le cabine di alta tensione saranno affiancate da sistemi di accumulo analoghi. L’impianto BESS di Cremella sta anticipando di fatto una trasformazione che riguarderà inevitabilmente tutti i territori italiani.
Dalla lettera del Sig. Comi mi pare di cogliere che la principale preoccupazione dei suoi concittadini riguardi soprattutto l’impatto visivo. È un tema comprensibile e sul quale sono convinto che l’Amministrazione possa lavorare seriamente, chiedendo adeguate opere di mitigazione paesaggistica, ad esempio attraverso una schermatura verde con piantumazioni dense.
C’è tuttavia un passaggio della lettera che merita, a mio avviso, una riflessione più approfondita. Il Sig. Comi ricorda giustamente che “Cremella ha scelto negli anni di privilegiare la residenzialità, rinunciando a insediamenti industriali”. L’equivoco sta proprio qui: nel considerare un impianto BESS un “insediamento industriale”.
In realtà un sistema di accumulo elettrico non è un’attività industriale nel senso tradizionale del termine. È un’infrastruttura energetica di servizio. Se vogliamo, è paragonabile al serbatoio dell’acquedotto comunale. Come un acquedotto con l’acqua, così un impianto BESS non produce energia, ma la rende disponibile quando serve. A Monticello Brianza negli anni ’30 del secolo scorso fu realizzato l’acquedotto che tutti possono vedere oggi da lontano, una struttura che oggi marca lo skyline del paese dove vivo. A suo tempo, son certo che fu giudicato orribile (anche se magari non lo si poteva dire, avendo esso le fattezze di un fascio littorio), ma oggi nessun monticellese credo vi rinuncerebbe.
Ecco: un BESS è esattamente come un acquedotto. Se vogliamo dirlo fino in fondo, è un’infrastruttura non industriale, ma Civile (e la maiuscola non è affatto casuale).
Civile, perché serve direttamente alla qualità della vita delle persone e al funzionamento della società. Civile, perché rende possibile utilizzare in modo stabile nelle ore notturne l’energia prodotta da fonti rinnovabili. Civile, perché è uno degli strumenti che permetteranno di mantenere il nostro livello di benessere senza trasferirne i costi ambientali alle generazioni future (è esattamente questa, la definizione del termine “sostenibilità”). Tra qualche anno tutto questo sarà probabilmente molto più evidente.
Io credo che quando tra qualche decennio nelle sere d’inverno i cremellesi si scalderanno con pompe di calore elettriche, cucineranno le loro cene amicali su piani a induzione, si ricaricheranno di notte le auto, le bici elettriche e i dispositivi digitali usando energia prodotta di giorno dal sole e resa disponibile di sera grazie ai sistemi di accumulo, allora sarà più chiaro quanto queste infrastrutture siano parte integrante della nostra vita quotidiana. Per questo motivo credo che l’impianto BESS di Cremella vada guardato non come un elemento estraneo al territorio, ma come una delle infrastrutture indispensabili alla sua evoluzione.
Non pretendo ovviamente di convincere tutti. Il confronto serve proprio a questo: a discutere, valutare, migliorare i progetti. Ma se queste righe riuscissero almeno a spostare la percezione di questi impianti da ‘minaccia industriale’ a infrastruttura utile alla comunità, e soprattutto rendessero un po’ meno antipatico il nascente impianto BESS agli amici cremellesi, allora forse il tempo dedicato a scriverle non sarà stato speso invano.
Grazie per l’ospitalità,
Renato Ornaghi


















