Abbattere l'istituto Greppi significherebbe cancellare un luogo che ha formato migliaia di giovani del territorio

Trovo che l’articolo del prof. Bonfanti sia bellissimo e aggiungo il mio piccolo contributo da ex studente del Greppi (o di “Villa Greppi”, come dice chi come me ha iniziato il suo percorso scolastico nella villa).
Ho frequentato solo questa scuola nel periodo che un tempo chiamavamo delle “scuole superiori”, quindi non so fare confronti con altri Istituti; ma da quello che vedo - l’affluenza in massa ad ogni ricorrenza, i commenti che leggo nei gruppi Social, il fatto stesso che se chiedi a un ex studente del Greppi degli anni ’80 quale scuola abbia fatto di solito non risponde “il liceo X” né “il tecnico Y”, ma molto più semplicemente “Villa Greppi”, come se il luogo in cui ha studiato andasse anche oltre il percorso di studi – il rapporto di un ex villagreppino con la sua scuola è strettissimo, un legame che resiste nel tempo.
Molti di noi, credo di poter dire la grande maggioranza, sono affezionati non solo ai compagni di classe e ai professori, ma anche alla scuola in sé: quell’edificio brutto, ammalorato e cadente, sì, ma che è stato teatro di 5 anni meravigliosi, di crescita, maturazione, studio e anche di divertimento.
Un edificio che oggi è certamente ancora ammalorato ma non più brutto, perché, in pieno spirito villagreppino, una professoressa e tanti ragazzi hanno deciso di colorarlo e renderlo unico con un progetto di Street Art che non ha uguali in nessun’altra scuola d’Italia.
E' un lascito dei professori e degli studenti alla loro scuola, qualcosa che personalmente non posso nemmeno immaginare che un giorno possa essere distrutto. Quindi mi ricollego a quello che ha scritto, benissimo, il prof. Bonfanti: credo anch’io che abbattere questo Istituto sarebbe come cancellare il luogo in cui 10.000 ragazzi – su per giù – sono entrati come bambini cresciuti ed usciti come piccoli adulti.
Molti di noi hanno realizzato i loro sogni, alcuni facendo cose impensabili in giro per il mondo: è quello che ci hanno insegnato a Villa Greppi, credere di poter fare cose che razionalmente paiono difficili se non impossibili.
Crediamoci anche questa volta.
Daniele Bianchi
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