Villa Greppi ai villagreppini

Metto subito le mani avanti: non sono un tecnico. Riesco a immaginare solo vagamente, e con un’apprensione che vira allo sgomento, la complessità dell’iter da percorrere per la costruzione del nuovo “Greppi”, ma anche per la riqualificazione dell’esistente: le competenze tecnico-amministrative necessarie per attivare e governare i cantieri; la quantità di uffici, di professionisti e di lavoratori coinvolti nell’opera. Senza contare il reperimento dei fondi, perché servono soldi: tantissimi.

Insomma, non voglio farla semplice, tutt’altro. L’intento è sottoporre alla pubblica opinione alcuni elementi di riflessione generale, a partire dalle domande che la comunità scolastica si pone e dai disservizi dovuti all’inadeguatezza delle strutture. Ci sono infiltrazioni un po’ dappertutto, con tanto di secchi per raccogliere gli sgocciolamenti; ultimamente si è misteriosamente sollevato il pavimento di un’aula, che è diventata inagibile; alcuni ambienti sono troppo caldi, altri troppo freddi; l’edificio è energivoro, praticamente non è coibentato, d’estate ai piani alti diventa un forno; le strutture sportive (in un istituto che organizza “Corri Greppi”, “Greppi run” e “Greppi bike”!) sono del tutto inadeguate; i bagni sono insufficienti, alcuni perennemente fuori servizio e in ogni caso datano agli anni Settanta del secolo scorso; grazie al lavoro dei tecnici e dei docenti i laboratori funzionano e sono ben serviti, ma se vogliamo offrire agli studenti una scuola all’avanguardia bisogna fare di più. La carenza di spazi è soffocante: per fare un solo esempio la biblioteca è ridotta in un locale minuscolo e polifunzionale. Il problema più grave è però che mancano aule. Negli ultimi anni ci si è arrangiati allestendone di nuove in spazi sottratti ad altre funzioni, ma siamo giunti al limite e al momento del conteggio delle iscrizioni bisogna regolarmente respingerne un numero crescente, perché anche volendo accogliere tutti non si saprebbe dove mettere gli studenti.
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La presidente Hofmann, quando venne in visita al “Greppi”, spiegò che la riqualificazione dell’edificio attuale è impensabile per due ragioni: le spese di ristrutturazione sarebbero troppo alte, sconvenienti rispetto alla costruzione del nuovo; ci sarebbe poi l’enorme problema di dove mettere gli studenti nel periodo necessario per realizzare i lavori, che sarebbe prevedibilmente lungo. Da qui l’idea di realizzare la nuova scuola in un terreno del Consorzio a margine di via Monte Grappa (la SP54) e di trasferirla quando il tutto sarà pronto. Hofmann ha dichiarato che “da una prima stima, che contempla anche la demolizione dell’attuale plesso, si parla di una spesa di 50 milioni di euro”. Mettiamo un attimo da parte la cifra, che comunque fa impressione. Bisogna rilevare che nella spesa, oltre alla costruzione della nuova scuola, è compresa la demolizione dell’edificio esistente, e presumibilmente anche la sua trasformazione in giardino all’italiana. Si tratta di una compensazione: si consuma suolo e si cancella un’area verde dove si fa la nuova scuola, ma se ne recupera dove si trova attualmente.

Il ragionamento è lineare, apparentemente inconfutabile. Allargando lo sguardo a comprendere non soltanto la scuola, ma anche tutti gli spazi del Consorzio, si possono però avanzare alcune considerazioni. Per cambiare prospettiva bisogna comprendere la ratio, la logica che sottostà al progetto complessivo. L’idea di allestire un giardino all’italiana al posto della scuola deriva dal presupposto secondo cui il casermone inciderebbe negativamente sul paesaggio e oscurerebbe la bellezza dei terrazzamenti ai piedi della Villa. La soluzione sarebbe però parziale: oltre alla scuola, nell’area ci sono palazzine e condomini, eredità del caotico sviluppo urbano del territorio, che sicuramente resteranno dove sono, e continueranno a contaminare il bucolico scenario della Villa. Viene poi da domandarsi cosa se ne voglia fare, della Villa e degli altri spazi del Consorzio. Si indovina un carattere duplice, tra il museale e il commerciale, nelle idee di valorizzazione e conservazione del plesso che circolano. Da un lato il giardino all’italiana: una pensata orientata al pensionato che ha soldi in tasca, visita placidamente i beni del FAI (il Fondo per l’Ambiente Italiano, al di là dell’ironia, è un ente benefico e meritorio che conserva e rende visitabili luoghi come l’abbazia di San Fruttuoso a Camogli) ed è tendenzialmente insofferente nei confronti degli adolescenti e dei loro eccessi. Dall’altro si sono lette e sentite ipotesi sullo sfruttamento commerciale del Consorzio, da attuarsi tramite l’apertura all’ospitalità turistica e allestendo fiere per la promozione e la commercializzazione dei prodotti locali. Il fatto è però che il Consorzio si occupa già di questi aspetti, da molto tempo e regolarmente. Quanto poi all’ospitalità, c’è il progetto “Residenze d’artista”, che risponde pienamente al mandato statutario dell’ente, perché pone in primo piano la promozione culturale del territorio; non commerciale: culturale.
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Umile e modesta proposta alla comunità

Cinquanta milioni di euro. Veramente? La cifra in sé pare una chimera, e il progetto in definitiva ha la consistenza di un sogno vago e remoto, di cui si può discutere liberamente e irresponsabilmente, perché in fondo non ci crede nessuno. Perché non considerare invece un’ipotesi più modesta e concreta, da cui partire per volare alto in prospettiva, sul lungo periodo?

Accanto all’ingresso del “Greppi” ci sono dei fabbricati ammalorati di proprietà del Consorzio. Sono lì da sempre, e sono sempre più degradati. Perché non recuperarli, nel pieno rispetto del contesto in cui sono inseriti, e destinarli alle esigenze della scuola? Impossibile per me affermare con certezza cosa ci si possa e cosa non ci si possa fare, e tantomeno come lo si dovrebbe fare; posso invece ripetere cosa serve alla scuola: spazio. Per le aule, per la biblioteca, per aree attrezzate e all’avanguardia dedicate allo studio, alla lettura, all’approfondimento; per nuovi laboratori; per una caffetteria che faccia anche il servizio mensa (tra studenti e docenti sul “Greppi” gravitano quotidianamente circa 1400 persone).

Quanto all’edificio attuale, sarebbe ipotizzabile una riqualificazione modulare? Sarebbe possibile prevedere cantieri sui singoli blocchi di cui è composta la scuola, compatibili con l’attività didattica ordinaria? Gli spazi resi inagibili per i lavori potrebbero essere recuperati nei rustici rinnovati; alcune aule delle Scuderie della Villa, dove c’è una scuola di agraria dell’ENAIP, potrebbero essere temporaneamente cedute al “Greppi”. Il disagio che alcuni soffrirebbero per un periodo di tempo ristretto consentirebbe a tutti quelli che in futuro si iscriveranno di studiare in un luogo rinnovato e in un contesto privilegiato.

Il fulcro dell’idea è insomma riqualificare l’esistente, integrarlo con i rustici del Consorzio e ridistribuire razionalmente gli spazi a seconda delle reali esigenze della comunità scolastica. Come? A questo si penserà, ci penserà chi ha le competenze, e sarà indispensabile consultare preventivamente chi vive la scuola: studenti e docenti principalmente inclusi. Intanto però bisogna smentire recisamente il pregiudizio secondo cui lasciare il “Greppi” dov’è nuocerebbe all’equilibrio paesaggistico del plesso. È invece vero il contrario: il casermone, composto di moduli di altezze relativamente contenute, può essere reso meno impattante anche solo colorandolo, come ha dimostrato il progetto Street Art. L’edificio potrebbe gradualmente trasformarsi in un’architettura bizzarra e curiosa - oltre che funzionale - che farebbe da contraltare estetico alla Villa in un insieme con una sua peculiare armonia.

Il fatto è che l’unico reale elemento di unione tra passato, presente e futuro sono gli studenti e le studentesse. Allora perché non integrare il più possibile gli spazi di scuola e Consorzio rendendoli fruibili per loro? Godrebbero di un luogo pubblico stupendo, possibilmente bene organizzato e custodito, dove potrebbero sperimentare il primo nucleo della vita della comunità, della vita civile. Tutti lo pensano, qualcuno lo dice: la scuola dovrebbe rimanere aperta anche nel pomeriggio, e non formalmente, ma effettualmente. Non basterebbe stabilire gli orari d’apertura: bisognerebbe destinare aule e attrezzature alla parziale o totale autogestione degli studenti, e servizi, in primis una biblioteca con aula studio, strutture sportive dignitose e una caffetteria. 

Dare Villa Greppi ai villagreppini sarebbe un bene. Significherebbe scommettere concretamente su di loro, sul futuro, dandogli fiducia. La comunità scolastica intera desidera e merita di essere protagonista delle scelte sul futuro del “Greppi”: attendiamo a braccia aperte, ma vigili e attenti, che gli interlocutori istituzionali e la società civile si facciano avanti.

«Villa Greppi ai villagreppini» è una serie di tre articoli sul futuro dell’istituto “Alessandro Greppi” di Monticello Brianza. Ecco i titoli:

1. «Gli strappi nei muri di cemento»

2. «Pensare il futuro a partire dal passato»

3. «Villa Greppi ai villagreppini»
Francesco Bonfanti
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