Monticello: quindici anni fa la scomparsa di ''Massimone'', colto da malore mentre percorreva la SP54

Domani – domenica 22 marzo – saranno trascorsi quindici anni dalla tragica scomparsa di Massimo Fumagalli, vittima di un sinistro stradale verificatosi lungo la strada provinciale 54 a Missaglia. Un'arteria che in questi anni si è resa tristemente scenario di svariati incidenti, anche di grave entità e che, quella maledetta mattina di tre lustri fa, si era trasformata in una trappola mortale per l'artigiano di Monticello, molto noto in paese anche per la sua passione per il basket che lo aveva portato a calcare i campi della Serie D.
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Massimo Fumagalli, detto ''Massimone''

A ricordarlo, dalla corte di Sorino dove la famiglia Fumagalli ha a lungo vissuto, è la sorella Paola. ''Quel giorno non lo dimenticherò mai'' ci ha detto, riportando alla mente gli istanti che avevano preceduto la perdita del congiunto, al quale era legatissima. ''La sera prima aveva bussato alla mia porta: voleva preparare i pizzoccheri per il figlio e gli servivano degli ingredienti. L'ho salutato normalmente, senza sapere che qualche ora più tardi sarebbe cambiato tutto. L'indomani, quando sono arrivati qui i Carabinieri, abbiamo subito capito che era accaduto qualcosa di tremendo''.
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Uno scorcio della corte di Sorino dove Fumagalli aveva il proprio laboratorio, come appare oggi

Fumagalli doveva recarsi a Missaglia per un appuntamento e quella mattina, una volta salito sull'auto, aveva imboccato la SP54 per percorrere quei pochi chilometri che lo avrebbero portato a destinazione. La sua corsa purtroppo si è arrestata prima. Superata la stazione di servizio IP, il 41enne (ne avrebbe compiuti 42 a fine novembre ndr) aveva perso il controllo del veicolo in prossimità della curva a causa di un malore, andando a schiantarsi contro il camion che proveniva dalla direzione opposta. Un impatto terribile che aveva ridotto la sua Chrysler ad un ammasso di lamiere accartocciate.
''A colpirlo era stato un aneurisma all'aorta - ha proseguito la sorella ricordando l'esito dell'autopsia – che insieme ai traumi provocati dallo schianto, si era rivelato fatale''.
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La targa del torneo organizzato in ricordo di Massimo Fumagalli dal Basket Lesmo

La scomparsa di ''Massimone'' – avvenuta il 22 marzo 2011 - aveva destato grande dolore a Monticello e non solo. ''Una persona dal cuore grande'' era stato definito il giovane sportivo, papà di due figli all'epoca ancora piccoli, in una bella dedica pubblicata su Iniziative, l'informatore del Comune. 
Oltre alla sua passione per la pallacanestro (il Basket Lesmo, dove aveva a lungo militato, si era prodigato organizzando in sua memoria un torneo ndr), nel lungo scritto l'amico Enrico aveva ricordato – a titolo di esempio - le pannocchie esposte sulla facciata della corte di Sorino dove viveva, l'amore per i fiori e per il bello che aveva guidato anche il suo percorso professionale. Massimo Fumagalli era infatti impegnato in quel mondo: creava composizioni originali e creative collaborando con colleghi fioristi, altri artigiani e attività commerciali. Un punto di riferimento in un settore di nicchia, con l'attività svolta proprio in uno dei locali della cascina, per un periodo di tempo affiancato dalla sorella Paola. ''Gli devo tutto: ho imparato quel mestiere grazie a Massimo'' ci ha detto, senza nascondere il dolore che ancora oggi è vivo per quella perdita tremenda, alla quale, quattro anni più tardi, seguì quella del padre Giuseppe, detto Peppo. Altro volto notissimo a Monticello, soprattutto a Sorino dove era nato e cresciuto e dove, quando i due figli erano già grandi, aveva deciso di ristabilirsi, acquistando alcune proprietà.
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La copertina di Iniziative (novembre 2011) con le pannocchie appese in corte a Sorino

Del resto era stato proprio l'anziano ad appendere, su un muro della cascina, mazzi di pannocchie di un granturco rossobruno, non comune qui in Brianza. Una varietà legata a Storo, località del Trentino Alto Adige, che Fumagalli aveva coltivato con amore quale omaggio al figlio; un gesto che ''Massimone'' avrebbe certamente apprezzato. Lui che si muoveva alla costante ricerca di eccellenze locali e non, da condividere con familiari e amici.
''La sua capacità di coinvolgere tutti in qualcosa da cercare, da sperimentare, da scovare, da assaggiare, ci portava in giro tra boschi e pascoli, tra cantine e oleifici, tra casere e salumerie, tra orti e frutteti. Per poi ritrovarci sotto il suo portico a degustare in allegria quanto recuperato e passato attraverso le sue abilissime mani di cuoco'' un altro passaggio dello scritto dell'amico Enrico dal quale emerge il ritratto di una persona autentica, animata dall'amore per la famiglia e per la natura che lo circondava. 
Sempre proiettato alla ricerca della bellezza, dote che ha lasciato in eredità ai suoi affetti più cari.
G.C.
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