Barzanò: la tendenza all'individualismo (e come arginarla) nell'ultimo incontro con il Liceo Parini
Mercoledì 20 maggio, nella cornice dell'Oratorio Paolo VI, si è svolto l’ultimo appuntamento del ciclo di incontri promosso dal Liceo G.Parini di Barzanò.
Ospite della serata è stato don Alberto Frigerio, teologo e professore di Etica all'ISSR di Milano, chiamato a condividere una riflessione sul tema ''Vivere insieme o sopravvivere da soli: ciò che rende liberi di essere se stessi''. Un incontro partecipato e intenso, che ha visto una grande presenza di pubblico e un dialogo vivace tra relatori, insegnanti e famiglie.

Ad aprire la serata è stato il preside Michele Erba, che ha ringraziato i presenti per la numerosa partecipazione: ''Questo è l’ultimo appuntamento di una serie di incontri nati dal desiderio di fermarci a guardare ciò che siamo e le sfide educative del nostro tempo''.
Il dirigente ha quindi delineato alcune delle principali fragilità che oggi emergono nel mondo giovanile e scolastico. Tra queste, la crescente tendenza all’individualismo e alla solitudine, alimentata da una cultura in cui ''il criterio ultimo della realtà coincide con ciò che il singolo sente o pensa''. Un cambiamento culturale che, secondo Erba, ha portato dal significato condiviso alla percezione individuale.
Il preside ha inoltre evidenziato la difficoltà crescente dei ragazzi a esporsi nelle relazioni concrete, per il timore del giudizio, e la convinzione diffusa che la ''vita vera'' sia altrove, lontana dalla scuola e dalla quotidianità. Da qui l’importanza, ha sottolineato, di valorizzare la bellezza delle esperienze educative che nascono dalla creatività degli insegnanti e dalla vita scolastica stessa.

Altro nodo centrale è stato il rapporto con il digitale: ''Le community online non costituiscono comunità reali. Siamo insieme continuamente connessi e profondamente soli''. Una riflessione che ha condotto alla domanda decisiva della serata: come ricostruire esperienze di fiducia, relazioni autentiche e senso di comunità?
Nel suo intervento, son Alberto Frigerio, ha affrontato il tema con una prospettiva storica e teologica.
L'individualismo contemporaneo, ha spiegato, affonda le radici nella crisi della famiglia e nell'esposizione ai social media, ma rappresenta anche l'eredità di un processo storico iniziato con l’avvento della modernità e alla progressiva crisi dei legami comunitari. ''L’uomo non è più percepito come animale sociale, ma come individuo isolato che entra nella società per contratto'' ha spiegato.

Eppure, ha proseguito il sacerdote, l’esperienza umana racconta altro: ''L’io è relazione. Nessuno si dà la vita da solo: la riceviamo''. Anche se le relazioni possono essere segnate dalla violenza – come ricorda il racconto biblico di Caino e Abele – è proprio nell’incontro con l’altro che la persona rinasce e matura e il contesto comunitario è fondamentale per la nostra crescita.
Don Alberto ha poi affrontato il tema della crescente violenza giovanile, spesso legata, secondo lui, alla mancanza di un centro affettivo stabile: ''Molti ragazzi covano rabbia perché manca loro un’esperienza profonda di riconoscimento''. Da qui il valore decisivo della comunità educante e di adulti “certi e uniti” nella proposta educativa.

''Educare non significa soltanto trasmettere competenze – ha sottolineato – ma offrire ai giovani un’esperienza capace di affrontare i problemi vitali dell’esistenza''. "Se spieghiamo tutto delle scienze non abbiamo ancora svelato i problemi vitali", ha affermato il sacerdote. Educare significa insegnare il senso del lavoro, della vita, della bellezza. E questo compito non spetta solo ai preti, ma soprattutto alle famiglie e agli amici — agli adulti che sanno guardare i ragazzi con speranza.
Ampio spazio è stato dedicato anche al dialogo con il pubblico.
Tra le domande emerse, quella sul senso di una comunità educante spesso percepita oggi come frammentata e poco coesa. Servono adulti certi e uniti nella proposta educativa, capaci di offrire ai giovani spazi di pace in cui rinascere. La tradizione cristiana, ha ricordato don Frigerio, ha sempre saputo valorizzare tutti e rispondere ai bisogni sociali attraverso opere concrete.

Durante il dialogo con il pubblico, è emerso come il primo compito dei genitori sia "confermare che vale la pena" — trasmettere fiducia nonostante le ferite che le relazioni portano a livello domestico, sociale e politico.
Don Alberto ha inoltre sottolineato l’importanza dello ''sguardo'': ''L’adulto è chi ha qualcosa di buono da comunicare. Prima ancora di chiedersi cosa fare, bisogna domandarsi quale sguardo si ha sulla vita''.
Riflessioni profonde anche sul rapporto tra tecnologia e interiorità. Viviamo, ha osservato il relatore, in una condizione ''onlife'', dove l’iperconnessione rende sempre più difficile il silenzio e la solitudine positiva, quella che permette alla persona di ritrovare sé stessa.
Particolarmente significativo il passaggio dedicato ai genitori e ai talenti dei figli: ''Il compito educativo è riconoscere ciò che di grande c’è nei ragazzi e aiutarlo a emergere. Lo sguardo simpatetico dell'adulto, capace di riconoscere i talenti dei ragazzi, è la chiave per infrangere il muro dell'isolamento. Tutti gli sforzi rischiano di essere inutili se manca uno sguardo capace di valorizzare la persona''.

La serata si è conclusa in un clima di forte partecipazione ed entusiasmo. Molti presenti hanno espresso il desiderio di proseguire con altri incontri di approfondimento su temi educativi e sociali. ''Renderci testimonianza reciproca della bellezza dello stare insieme può generare qualcosa di bello'', è stata una delle riflessioni condivise durante il confronto finale.
A chiudere l’incontro è stato nuovamente il preside Michele Erba, che ha ringraziato il pubblico, don Alberto Frigerio per la presenza e don Adelio Molteni – parroco - per l’ospitalità, dando appuntamento al prossimo anno con nuovi momenti di confronto e dialogo.
Ospite della serata è stato don Alberto Frigerio, teologo e professore di Etica all'ISSR di Milano, chiamato a condividere una riflessione sul tema ''Vivere insieme o sopravvivere da soli: ciò che rende liberi di essere se stessi''. Un incontro partecipato e intenso, che ha visto una grande presenza di pubblico e un dialogo vivace tra relatori, insegnanti e famiglie.

Primo da destra il preside Michele Erba con i collaboratori che hanno reso possibile la promozione del ciclo di serate in oratorio
Ad aprire la serata è stato il preside Michele Erba, che ha ringraziato i presenti per la numerosa partecipazione: ''Questo è l’ultimo appuntamento di una serie di incontri nati dal desiderio di fermarci a guardare ciò che siamo e le sfide educative del nostro tempo''.
Il dirigente ha quindi delineato alcune delle principali fragilità che oggi emergono nel mondo giovanile e scolastico. Tra queste, la crescente tendenza all’individualismo e alla solitudine, alimentata da una cultura in cui ''il criterio ultimo della realtà coincide con ciò che il singolo sente o pensa''. Un cambiamento culturale che, secondo Erba, ha portato dal significato condiviso alla percezione individuale.
Il preside ha inoltre evidenziato la difficoltà crescente dei ragazzi a esporsi nelle relazioni concrete, per il timore del giudizio, e la convinzione diffusa che la ''vita vera'' sia altrove, lontana dalla scuola e dalla quotidianità. Da qui l’importanza, ha sottolineato, di valorizzare la bellezza delle esperienze educative che nascono dalla creatività degli insegnanti e dalla vita scolastica stessa.

Altro nodo centrale è stato il rapporto con il digitale: ''Le community online non costituiscono comunità reali. Siamo insieme continuamente connessi e profondamente soli''. Una riflessione che ha condotto alla domanda decisiva della serata: come ricostruire esperienze di fiducia, relazioni autentiche e senso di comunità?
Nel suo intervento, son Alberto Frigerio, ha affrontato il tema con una prospettiva storica e teologica.
L'individualismo contemporaneo, ha spiegato, affonda le radici nella crisi della famiglia e nell'esposizione ai social media, ma rappresenta anche l'eredità di un processo storico iniziato con l’avvento della modernità e alla progressiva crisi dei legami comunitari. ''L’uomo non è più percepito come animale sociale, ma come individuo isolato che entra nella società per contratto'' ha spiegato.

Eppure, ha proseguito il sacerdote, l’esperienza umana racconta altro: ''L’io è relazione. Nessuno si dà la vita da solo: la riceviamo''. Anche se le relazioni possono essere segnate dalla violenza – come ricorda il racconto biblico di Caino e Abele – è proprio nell’incontro con l’altro che la persona rinasce e matura e il contesto comunitario è fondamentale per la nostra crescita.
Don Alberto ha poi affrontato il tema della crescente violenza giovanile, spesso legata, secondo lui, alla mancanza di un centro affettivo stabile: ''Molti ragazzi covano rabbia perché manca loro un’esperienza profonda di riconoscimento''. Da qui il valore decisivo della comunità educante e di adulti “certi e uniti” nella proposta educativa.

''Educare non significa soltanto trasmettere competenze – ha sottolineato – ma offrire ai giovani un’esperienza capace di affrontare i problemi vitali dell’esistenza''. "Se spieghiamo tutto delle scienze non abbiamo ancora svelato i problemi vitali", ha affermato il sacerdote. Educare significa insegnare il senso del lavoro, della vita, della bellezza. E questo compito non spetta solo ai preti, ma soprattutto alle famiglie e agli amici — agli adulti che sanno guardare i ragazzi con speranza.
Ampio spazio è stato dedicato anche al dialogo con il pubblico.
Tra le domande emerse, quella sul senso di una comunità educante spesso percepita oggi come frammentata e poco coesa. Servono adulti certi e uniti nella proposta educativa, capaci di offrire ai giovani spazi di pace in cui rinascere. La tradizione cristiana, ha ricordato don Frigerio, ha sempre saputo valorizzare tutti e rispondere ai bisogni sociali attraverso opere concrete.

Durante il dialogo con il pubblico, è emerso come il primo compito dei genitori sia "confermare che vale la pena" — trasmettere fiducia nonostante le ferite che le relazioni portano a livello domestico, sociale e politico.
Don Alberto ha inoltre sottolineato l’importanza dello ''sguardo'': ''L’adulto è chi ha qualcosa di buono da comunicare. Prima ancora di chiedersi cosa fare, bisogna domandarsi quale sguardo si ha sulla vita''.
Riflessioni profonde anche sul rapporto tra tecnologia e interiorità. Viviamo, ha osservato il relatore, in una condizione ''onlife'', dove l’iperconnessione rende sempre più difficile il silenzio e la solitudine positiva, quella che permette alla persona di ritrovare sé stessa.
Particolarmente significativo il passaggio dedicato ai genitori e ai talenti dei figli: ''Il compito educativo è riconoscere ciò che di grande c’è nei ragazzi e aiutarlo a emergere. Lo sguardo simpatetico dell'adulto, capace di riconoscere i talenti dei ragazzi, è la chiave per infrangere il muro dell'isolamento. Tutti gli sforzi rischiano di essere inutili se manca uno sguardo capace di valorizzare la persona''.

La serata si è conclusa in un clima di forte partecipazione ed entusiasmo. Molti presenti hanno espresso il desiderio di proseguire con altri incontri di approfondimento su temi educativi e sociali. ''Renderci testimonianza reciproca della bellezza dello stare insieme può generare qualcosa di bello'', è stata una delle riflessioni condivise durante il confronto finale.
A chiudere l’incontro è stato nuovamente il preside Michele Erba, che ha ringraziato il pubblico, don Alberto Frigerio per la presenza e don Adelio Molteni – parroco - per l’ospitalità, dando appuntamento al prossimo anno con nuovi momenti di confronto e dialogo.
G.S.



















