Missaglia: presente e futuro della cultura in Italia al centro di un dibattito promosso da BriUp

Una riflessione aperta sul presente e sul futuro della cultura in Italia, tra volontariato, istituzioni, impresa e partecipazione. È questo il filo conduttore della tavola rotonda che si è svolta giovedì 2 luglio al Monastero della Misericordia di Missaglia, in occasione della serata di presentazione riservata a staff, collaboratori e amici della quinta edizione di BriUp, il festival che negli ultimi anni è diventato un punto di riferimento per la cultura giovanile in Brianza.
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Da sinistra i promotori di BriUp insieme agli ospiti della ''tavola rotonda''

L'incontro, dal titolo "Come rimane in piedi la cultura nel nostro Paese?", ha riunito esperienze molto diverse ma accomunate dalla volontà di costruire progetti culturali sostenibili. A moderare il confronto è stato Davide Tagliabue, presidente di BriUp e giornalista, che ha introdotto la serata partendo dall'esperienza maturata dal festival.
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''Facciamo cultura in provincia da anni – ha spiegato – e sappiamo bene cosa tiene davvero in piedi un progetto: il volontariato, il rapporto con le istituzioni locali e una buona dose di testardaggine. Ma il confine tra riuscire ad andare avanti e dover rinunciare è molto sottile. Per questo ci siamo chiesti se la cultura in Italia sia destinata a rimanere precaria. Non cercavamo una risposta teorica, ma volevamo capire cosa permette davvero ai progetti di resistere''.
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Attorno allo stesso tavolo si sono confrontati Damir Ivic, giornalista musicale di Rolling Stone e Soundwall, Alberto Fumagalli, amministratore delegato del Nameless Festival, Silvia Fontana, presidente del Tempio del Futuro Perduto di Milano, Giulia Greppi della redazione milanese di Scomodo e Giulia Julita dell'associazione Les Cultures, organizzatrice del Festival Immagimondo.
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Fin dalle prime battute è emerso un tema condiviso: la cultura contemporanea continua a vivere in una condizione di fragilità, sostenuta spesso più dalla passione di volontari e operatori che da un sistema strutturato di sostegno.
''L'Italia è piena di luoghi meravigliosi – ha osservato Damir Ivich – ma il nostro approccio resta prevalentemente museale. La ricchezza del patrimonio storico rischia di diventare una condanna: chi si occupa di cultura contemporanea viene spesso considerato di serie B. Eppure, nonostante tutto, si continua a fare moltissimo''.
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Un tema ripreso anche da Silvia Fontana, che ha raccontato l'esperienza del Tempio del Futuro Perduto, nato nel 2018 dall'occupazione di uno spazio abbandonato e oggi riconosciuto come il primo centro socio-culturale indipendente italiano ad aver avviato una collaborazione stabile con il Comune di Milano. ''Serve coraggio, ma soprattutto serve una rappresentanza politica capace di comprendere davvero il valore della cultura e di fare da ponte tra le istituzioni e chi opera ogni giorno sul territorio''.
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Diverso ma complementare il punto di vista di Alberto Fumagalli, fondatore del Nameless Festival, oggi tra i principali eventi di musica elettronica in Italia. Ripercorrendo la nascita del festival, iniziato quasi per gioco da un gruppo di amici che organizzava feste, ha sottolineato come la cultura possa diventare anche impresa.
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''Gli strumenti in Italia ci sono, è il modo in cui vengono utilizzati a renderli spesso inefficaci. Fare impresa nella cultura è difficile, ma possibile. Il Nameless è nato da una visione condivisa e dall'amore per ciò che facevamo. Oggi incontriamo tanti ragazzi che ci prendono come esempio e questa è forse la soddisfazione più grande''. Fumagalli ha inoltre ricordato la forte crescita economica del comparto della musica dal vivo in Italia, passato dai circa 700 milioni di euro del 2019 a oltre 1,2 miliardi nel 2025. ''In un'epoca sempre più digitale – ha osservato – le persone hanno ancora bisogno di vivere esperienze reali e condivise''.
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Sul tema della collaborazione si è soffermata anche Giulia Julita, raccontando l'evoluzione del Festival Immagimondo, che in trent'anni è passato da manifestazione fieristica a festival diffuso in città, intrecciando cultura e inclusione sociale. ''Le associazioni imparano ad aiutarsi reciprocamente, ma la sostenibilità passa inevitabilmente anche attraverso bandi, partnership e capacità di dialogare con il mondo delle imprese e delle istituzioni''.
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Uno sguardo rivolto soprattutto alle nuove generazioni è arrivato invece da Giulia Greppi, che ha illustrato l'esperienza di Scomodo, il magazine nato a Roma e oggi presente con redazioni diffuse in diverse città italiane. Accanto alla produzione giornalistica, il progetto ha dato vita a spazi di aggregazione e partecipazione, sostenuti in larga parte dall'impegno di volontari.
''La cultura è anche cura – ha affermato –: cura delle persone, dei territori e delle relazioni. Spesso il volontariato supplisce a situazioni di disagio creando luoghi di incontro e socialità. Oggi persino i grandi gruppi immobiliari hanno compreso che investire nella cultura significa creare valore per un territorio. È un'intuizione che, troppo spesso, la politica fatica ancora ad avere''.
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Pur partendo da esperienze molto differenti, i relatori hanno restituito un quadro comune fatto di difficoltà, precarietà e fatica quotidiana, ma anche di entusiasmo, reti di collaborazione e capacità di innovare. Un confronto che ha mostrato come la sostenibilità di un progetto culturale non dipenda soltanto dalle risorse economiche, ma soprattutto dalla qualità delle relazioni costruite con il territorio e dalla capacità di fare comunità.
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La serata si è conclusa con le domande del pubblico e con un ringraziamento ai relatori, offrendo il primo momento di confronto della quinta edizione di BriUp, che nel fine settimana (da questa sera a domenica 5 luglio ndr) animerà il Monastero della Misericordia con incontri, musica e iniziative dedicate ai giovani e alla cultura contemporanea.
G.S.
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