Girando per l'Italia senza meta si incontra una realtà diversa da quelle raccontata dai Media

Basta girare per qualche giorno, senza una meta specifica, in alcune zone del paese a forma di stivale, per incontrare una realtà materiale diversa da quella raccontata dai media di massa dominanti.
Ogni pezzo di questo territorio ha una sua morfologia sociale, economica, antropologica, architettonica, culturale e psicologica che sbuca dai pori. Sono cose che si conoscono.

Le particolarità emergono maggiormente se si esce 'fuori' dalle autostrade mal concepite come dalla Statale 36, che è il sintomo di una metastasi dell’invecchiamento del sistema viario e non solo. Chi va in Valtellina in questi fine settimana è costretto a subire una violenza psicologica indicibile: lunghe file, intasamenti di auto nei paesi, sindaci assenti, Anas acefala.  

La stessa condizione si ritrova sul passo della Cisa. Sono solo due esempi che si possono generalizzare. Altro che turismo. Come diceva Bartali, in tempi non sospetti: “Tutto da rifare”. La barca va e non si tocca: “va tutto bene, madama la marchesa”.
Uscendo dalle autostrade ed entrando all’interno degli Appennini, ci si imbatte in paesi medievali, storici, un po’ desolanti. Si trovano anche nelle Alpi, in Valsassina, in Valtellina, ma la struttura medievale affascina di più, evocando qualcosa di mitico e istrionico, richiamando il tempo storico. Sono località semideserte, vuote. I cartelli vendita sono appesi in ogni angolo, come quelli di affittasi dei negozi. Li trovi qui, ma anche lì. È come se fosse una condizione inevitabile.

Nelle spiagge, quelle libere, non quelle con gli ombrelloni e lettini a cinquanta, cento euro il giorno, quelle per i normali, c’è una popolazione prevalentemente anziana, meglio dire: diversamente giovane, che accudisce nipotini, coppie. La stessa la trovi nei punti di ristoro, al bar, al ristorante, a farsi un gelato. E, sullo sfondo, ci sono anche yacht di diverse dimensioni, qualcuno intestato a Padre Pio o a Sant’Anna. Li trovi in qualsiasi porticciolo. E ci si domanda se pagano le tasse come i pensionati che frequentano la spiaggia libera. Le differenze sociali si incontrano camminando in questi borghi marittimi, senza bisogno di sfogliare i classici di economia. Una cosa che accomuna è l’età. 

C’è un’economia materiale, reale, sostanzialmente promossa da anziani. È un’economia e una società che si regge su una popolazione di diversamente giovani, che cercano di mantenere uno stile di vita salubre e attiva. Se si sovrapponesse una foto di questa popolazione con quella degli anni sessanta del secolo scorso, ci si accorgerebbe della trasformazione avvenuta: la stessa cosa si riscontra in un ambulatorio di un qualsiasi ospedale.

Se l’economia reale, materiale, è sostenuta da questa generazione, che cerca di vivere con decoro e con discrezione - a parte tutte le sante ragioni riguardanti la disuguaglianza, che è presente anche in questo gruppo sociale - come potrà reggere a lungo la competizione, il mercato?
Un’economia materiale che si regge su una popolazione di questo tipo, rischia di cadere in una recessione, non tanto per la mancanza di produzione, ma per la condizione esistenziale.

La realtà reale, come direbbe il vecchio Hegel, è più complessa di quella che l’informazione dominante, conservativa e regressiva sta proponendo. L’economia materiale e il sistema sociale devono fare i conti con lo svuotamento di aree geografiche, con la mancanza di rigeneratività sociale, con l’emigrazione dei giovani. Tra quei vicoli medioevali, le polveri di calce rosicata dal vento e dai topi stanno aspettando qualcuno che rinnovi quel locus con energie vitali.  
Dr. Enrico Magni, psicologo, criminologo, giornalista
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