Dolzago ospita De Capitani e il suo libro ''Un nuovo battito''
Una serata partecipata e ricca di emozioni quella che si è svolta negli scorsi giorni al Parco degli Alpini di Dolzago, dove numerosi cittadini hanno preso parte alla presentazione di ''Un nuovo Battito'', il libro con cui Ivano De Capitani racconta la propria straordinaria vicenda umana e medica.

A dialogare con l'autore è stata Roberta Palladino del Gruppo Cultura, che ha accompagnato il pubblico attraverso le tappe più significative della vita dell'ospite, metalmeccanico sirtorese.

Il racconto è partito dagli anni precedenti alla malattia, quando De Capitani conduceva un'esistenza intensa e dinamica, fatta di sport, viaggi e continue esperienze (''Destinazione Tchad'' non a caso è il titolo di un precedente volume dell'autore ndr), per poi concentrarsi sul lungo e difficile percorso che lo ha portato al trapianto di cuore.

Con grande semplicità e sincerità, l'autore ha ripercorso i momenti più delicati della malattia cardiaca, i ricoveri, le cure e l'attesa di una possibilità che potesse restituirgli una prospettiva di vita. Tra gli episodi ricordati, anche quello del pacemaker, che lo aveva portato perfino a modificare il proprio zaino per poter convivere più comodamente con il dispositivo nella quotidianità.

De Capitani ha spiegato di considerarsi "fortunato" anche per la propria compatibilità ematica: appartenendo a un gruppo sanguigno che può ricevere organi da un numero maggiore di donatori, le possibilità di trovare un cuore compatibile erano più elevate. Un primo tentativo di trapianto, però, non ha avuto l'esito sperato perché il cuore non era partito.

A stretto giro si è presentata una seconda occasione che, come lui stesso ha raccontato parlando di una sorta di "combinazione astrale", gli ha permesso di ricevere un nuovo cuore e tornare a una vita pressoché normale.

''Un nuovo Battito'' non è soltanto il racconto di una malattia e della sua guarigione, ma una riflessione sul valore della speranza, della resilienza e della gratitudine nei confronti di tutte le persone che hanno accompagnato questo percorso: familiari, amici, medici, infermieri e, soprattutto, chi ha scelto di donare gli organi, offrendo ad altri una nuova possibilità di vivere.

Il momento più intenso della serata – alla quale ha preso parte anche il sindaco Paolo Lanfranchi - è arrivato nel finale, quando la figlia di De Capitani ha letto un tema scritto durante gli anni delle scuole medie, nel quale raccontava la paura di perdere il padre. Una testimonianza intima e familiare che ha commosso il pubblico, aggiungendo un'ulteriore dimensione umana a una vicenda già di per sé eccezionale.

A concludere l'incontro è stato il presidente di Aido Oggiono Battista Arrigoni, che ha ribadito l'importanza di iniziative come questa per diffondere una maggiore consapevolezza sul tema della donazione degli organi, sottolineando come racconti autentici come quello di Ivano De Capitani rappresentino uno strumento prezioso per sensibilizzare la comunità su un gesto capace di salvare vite.
Ivano De Capitani e Roberta Palladino
A dialogare con l'autore è stata Roberta Palladino del Gruppo Cultura, che ha accompagnato il pubblico attraverso le tappe più significative della vita dell'ospite, metalmeccanico sirtorese.
Il racconto è partito dagli anni precedenti alla malattia, quando De Capitani conduceva un'esistenza intensa e dinamica, fatta di sport, viaggi e continue esperienze (''Destinazione Tchad'' non a caso è il titolo di un precedente volume dell'autore ndr), per poi concentrarsi sul lungo e difficile percorso che lo ha portato al trapianto di cuore.
Con grande semplicità e sincerità, l'autore ha ripercorso i momenti più delicati della malattia cardiaca, i ricoveri, le cure e l'attesa di una possibilità che potesse restituirgli una prospettiva di vita. Tra gli episodi ricordati, anche quello del pacemaker, che lo aveva portato perfino a modificare il proprio zaino per poter convivere più comodamente con il dispositivo nella quotidianità.
De Capitani ha spiegato di considerarsi "fortunato" anche per la propria compatibilità ematica: appartenendo a un gruppo sanguigno che può ricevere organi da un numero maggiore di donatori, le possibilità di trovare un cuore compatibile erano più elevate. Un primo tentativo di trapianto, però, non ha avuto l'esito sperato perché il cuore non era partito.
A stretto giro si è presentata una seconda occasione che, come lui stesso ha raccontato parlando di una sorta di "combinazione astrale", gli ha permesso di ricevere un nuovo cuore e tornare a una vita pressoché normale.
Il sindaco Paolo Lanfranchi
''Un nuovo Battito'' non è soltanto il racconto di una malattia e della sua guarigione, ma una riflessione sul valore della speranza, della resilienza e della gratitudine nei confronti di tutte le persone che hanno accompagnato questo percorso: familiari, amici, medici, infermieri e, soprattutto, chi ha scelto di donare gli organi, offrendo ad altri una nuova possibilità di vivere.
Il momento più intenso della serata – alla quale ha preso parte anche il sindaco Paolo Lanfranchi - è arrivato nel finale, quando la figlia di De Capitani ha letto un tema scritto durante gli anni delle scuole medie, nel quale raccontava la paura di perdere il padre. Una testimonianza intima e familiare che ha commosso il pubblico, aggiungendo un'ulteriore dimensione umana a una vicenda già di per sé eccezionale.

Battista Arrigoni
A concludere l'incontro è stato il presidente di Aido Oggiono Battista Arrigoni, che ha ribadito l'importanza di iniziative come questa per diffondere una maggiore consapevolezza sul tema della donazione degli organi, sottolineando come racconti autentici come quello di Ivano De Capitani rappresentino uno strumento prezioso per sensibilizzare la comunità su un gesto capace di salvare vite.


















