Missaglia: Delpini incorona la Madonna Assunta e invita la comunità ad entusiasmarsi
Quest'anno la Solennità dell'Asssunta è stata celebrata a Missaglia con una presenza speciale: monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano, ha raggiunto la parrocchia nel tardo pomeriggio di venerdì 14 agosto. Una ricorrenza da sempre particolarmente sentita dalla comunità che in questo 2026 coincideva con l’ottantesimo anniversario dell’incoronazione del simulacro della Madonna Assunta e con la memoria dell’elevazione della chiesa dedicata a San Vittore al titolo di Basilica.

Al centro della devozione la statua della Vergine che, proprio per l'occasione è stata tolta dalla nicchia nella quale abitualmente si trova, sopra l’altare maggiore, e collocata più avanti, verso i fedeli, sistemata su un prezioso trono ligneo realizzato dal maestro intagliatore missagliese Carlo Origgi tra il 1920 e il 1925 (ne avevamo parlato QUI).

Durante la solenne celebrazione presieduta da monsignor Delpini, si è rinnovato infatti il rito dell’incoronazione, a ottant’anni esatti da quello celebrato dal beato cardinale Ildefonso Schuster. Come ricordato all'inizio della liturgia dal vicario don Andrea Scaltritti – che ha accolto l'Arcivescovo di Milano anche per conto del parroco don Carlo Pirotta e dell'intera comunità - correva il 14 agosto 1946 quando il simulacro ligneo seicentesco dell’Assunta, risalente al 1646, fu incoronato con un prezioso diadema offerto dalle mamme e dalle spose dei soldati che si trovavano al fronte. Un voto, un gesto di affidamento alla Madonna e una preghiera perché gli uomini partiti per la guerra potessero tornare a casa.
A distanza di ottant’anni, quel gesto è stato ripetuto ieri sera, dinnanzi ad una Basilica gremita di fedeli, rinnovando una tradizione che lega profondamente la comunità di Missaglia alla propria Madonna Assunta.

Per l'occasione non potevano mancare le autorità: in prima fila sedevano il vicesindaco Donatella Diacci con il consigliere Bruno Crippa, il comandante della Polizia Locale, Federico Riva e il luogotenente Christian Cucciniello della stazione CC di Casatenovo. Una presenza istituzionale che ha conferito ulteriore importanza ad un momento già parecchio sentito dalla comunità, come appunto evidenziato da don Andrea, affiancato sull'altare anche da don Guido Limonta e don Stanislao Brivio, già residenti con incarichi pastorali.

Nel suo intervento peraltro, arricchito da una ''chicca'' storica legata al 1946 e all'allora prevosto monsignor Riccardo Beretta, il religioso ha voluto ricordare il periodo particolarmente delicato che stanno attraversando le parrocchie di Missaglia, Maresso e Lomaniga, in procinto di salutare il proprio parroco – che nelle scorse settimane ha rassegnato le dimissioni per motivi di salute – e accogliere la nuova ''guida'' don Carlo Leo, in arrivo dalla comunità di Lurago d'Erba e Lambrugo.

Con l'affabilità che lo caratterizza, monsignor Delpini ha preso la parola durante l'omelia, ricordando la devozione che tanti anni fa, caratterizzava i fedeli, presenti in gran numero per accogliere il beato cardinal Schuster e assistere all'incoronazione dell'Assunta. ''Oggi sembra che non ci si entusiasmi più. Questo evento dunque, che riguarda questa Basilica, ci deve porre delle domande. Voi, eredi di quelle persone, siete capace di entusiasmarvi?'' ha detto l'arcivescovo rivolgendosi ai fedeli e facendo riferimento alla presenza di Gesù, che oggi viene avvertita come noiosa da molti, in un contesto generale di devozione stanca, assopita. Quasi rassegnata. ''Forse non è la devozione, ma il nostro spirito che è sprofondato nella noia delle solite cose. Questa ricorrenza deve essere un grido per svegliarci, scuoterci e richiamare la presenza di Gesù in mezzo a noi''.

Poi il riferimento a don Carlo, il parroco della comunità, che Delpini è andato a trovare presso una struttura di Abbiategrasso dove si trova ricoverato da qualche giorno. ''Ho voluto condividere con lui questa mia partecipazione odierna'' ha detto. ''Abbiamo parlato molto delle sue condizioni di salute e mi ha detto delle parole importanti: nonostante la malattia, non ha perso la gioia, né l'appetito. Si è rallegrato di questo. La gioia in effetti arriva dalla fede, quella che ci aiuta ad entusiasmarci senza farci annoiare''.

Poi da monsignor Delpini il richiamo a rinnovare il rito dell'incoronazione – che proprio lui avrebbe compiuto da lì a poco - solenne e straordinario, un evento che deve essere motivo di vera gioia e coinvolgere tutti.
''La vita è fatta di fatiche e dolori - ha proseguito facendo di nuovo riferimento a don Carlo – ma questi non devono bastare a toglierci la gioia di essere figli di Dio''.

La solenne lturgia è dunque proseguita con l'incoronazione della statua della Vergine per concludersi, dopo i vari passaggi previsti, con l'abbraccio dei fedeli all'arcivescovo che anche questa volta ha dimostrato la propria disponibilità.

Il momento dell'incoronazione della Madonna Assunta da parte di monsignor Delpini
Al centro della devozione la statua della Vergine che, proprio per l'occasione è stata tolta dalla nicchia nella quale abitualmente si trova, sopra l’altare maggiore, e collocata più avanti, verso i fedeli, sistemata su un prezioso trono ligneo realizzato dal maestro intagliatore missagliese Carlo Origgi tra il 1920 e il 1925 (ne avevamo parlato QUI).

Durante la solenne celebrazione presieduta da monsignor Delpini, si è rinnovato infatti il rito dell’incoronazione, a ottant’anni esatti da quello celebrato dal beato cardinale Ildefonso Schuster. Come ricordato all'inizio della liturgia dal vicario don Andrea Scaltritti – che ha accolto l'Arcivescovo di Milano anche per conto del parroco don Carlo Pirotta e dell'intera comunità - correva il 14 agosto 1946 quando il simulacro ligneo seicentesco dell’Assunta, risalente al 1646, fu incoronato con un prezioso diadema offerto dalle mamme e dalle spose dei soldati che si trovavano al fronte. Un voto, un gesto di affidamento alla Madonna e una preghiera perché gli uomini partiti per la guerra potessero tornare a casa.

Al microfono don Andrea Scaltritti
Per l'occasione non potevano mancare le autorità: in prima fila sedevano il vicesindaco Donatella Diacci con il consigliere Bruno Crippa, il comandante della Polizia Locale, Federico Riva e il luogotenente Christian Cucciniello della stazione CC di Casatenovo. Una presenza istituzionale che ha conferito ulteriore importanza ad un momento già parecchio sentito dalla comunità, come appunto evidenziato da don Andrea, affiancato sull'altare anche da don Guido Limonta e don Stanislao Brivio, già residenti con incarichi pastorali.

Nel suo intervento peraltro, arricchito da una ''chicca'' storica legata al 1946 e all'allora prevosto monsignor Riccardo Beretta, il religioso ha voluto ricordare il periodo particolarmente delicato che stanno attraversando le parrocchie di Missaglia, Maresso e Lomaniga, in procinto di salutare il proprio parroco – che nelle scorse settimane ha rassegnato le dimissioni per motivi di salute – e accogliere la nuova ''guida'' don Carlo Leo, in arrivo dalla comunità di Lurago d'Erba e Lambrugo.

Con l'affabilità che lo caratterizza, monsignor Delpini ha preso la parola durante l'omelia, ricordando la devozione che tanti anni fa, caratterizzava i fedeli, presenti in gran numero per accogliere il beato cardinal Schuster e assistere all'incoronazione dell'Assunta. ''Oggi sembra che non ci si entusiasmi più. Questo evento dunque, che riguarda questa Basilica, ci deve porre delle domande. Voi, eredi di quelle persone, siete capace di entusiasmarvi?'' ha detto l'arcivescovo rivolgendosi ai fedeli e facendo riferimento alla presenza di Gesù, che oggi viene avvertita come noiosa da molti, in un contesto generale di devozione stanca, assopita. Quasi rassegnata. ''Forse non è la devozione, ma il nostro spirito che è sprofondato nella noia delle solite cose. Questa ricorrenza deve essere un grido per svegliarci, scuoterci e richiamare la presenza di Gesù in mezzo a noi''.

Poi il riferimento a don Carlo, il parroco della comunità, che Delpini è andato a trovare presso una struttura di Abbiategrasso dove si trova ricoverato da qualche giorno. ''Ho voluto condividere con lui questa mia partecipazione odierna'' ha detto. ''Abbiamo parlato molto delle sue condizioni di salute e mi ha detto delle parole importanti: nonostante la malattia, non ha perso la gioia, né l'appetito. Si è rallegrato di questo. La gioia in effetti arriva dalla fede, quella che ci aiuta ad entusiasmarci senza farci annoiare''.

Poi da monsignor Delpini il richiamo a rinnovare il rito dell'incoronazione – che proprio lui avrebbe compiuto da lì a poco - solenne e straordinario, un evento che deve essere motivo di vera gioia e coinvolgere tutti.
''La vita è fatta di fatiche e dolori - ha proseguito facendo di nuovo riferimento a don Carlo – ma questi non devono bastare a toglierci la gioia di essere figli di Dio''.

La solenne lturgia è dunque proseguita con l'incoronazione della statua della Vergine per concludersi, dopo i vari passaggi previsti, con l'abbraccio dei fedeli all'arcivescovo che anche questa volta ha dimostrato la propria disponibilità.
G.C.


















