Dialogo e condivisione per una possibile feconda integrazione
Caro Alessandro,
come non condividere i tuoi fondati dubbi sulla mia abbozzata “proposta” oltre alla consapevolezza che è con piccoli gesti che si incoraggia l'integrazione. https://www.casateonline.it/notizie/156416/l-integrazione-parte-dai-piccoli-gesti
Del resto su quest'ultimo significativo aspetto ne avevo anch'io accennato in un mio precedente scritto. https://www.merateonline.it/notizie/155743/karim-e-germano.
Gli interrogativi che tu giustamente ti poni sono anche i miei ma una cosa è certa: l'alternativa ad una fruttuosa reciproca convivenza rimanda solo ad ipotesi variamente distruttive.
E' da questo assunto, che peraltro riguarda qualsiasi rapporto interpersonale, che a mio avviso occorre realisticamente partire guardando ad ogni evento della Storia, da quella micro di tutti i giorni a quella macro dei grandi avvenimenti. Rapporti ovviamente tra diversi vista l'indubitabile unicità di ogni persona umana.
Questa basilare e ineludibile considerazione rende ancor più pregnante la scelta valoriale etica e “spirituale” di coltivare buoni rapporti con gli altri, qualsiasi altro, improntati a reciproco rispetto e attenzione.
Premesso questo, ma certamente non a tutti ciò è chiaro, l'interrogarsi su come favorire questo intrecciarsi di vite ed aspettative è cosa ritengo non solo praticabile ma addirittura necessaria se non si vuole lasciar prevalere impulsi e atteggiamenti spesso amplificati da chi ha interessi variamente utilitaristici a “soffiare sul fuoco” delle differenze.
Da qui la mia semplice eppur difficile “proposta” di trovare forme e ambiti di coinvolgimento non solo “autoctoni” perché, lo dico in modo grezzo, “non si può fare i conti senza l'oste”. O meglio: solo la partecipazione dialogante di tutti i coinvolti può portare ad una maggior comprensione dei problemi di convivenza che possa poi orientare meglio alle loro possibili e concrete soluzioni che non potranno che essere a cura dei preposti servizi pubblici.
Direi quindi un ambito informale di riflessione comune propedeutico ad una miglior integrazione. Un ambito dove ad esempio si possano portare anche elementi preventivi derivanti dalla captazione, a mo' di antenne sociali, di malesseri striscianti e quant'altro.
Mi rendo conto che questi siano tutti aspetti assai delicati ma l'alternativa non può che esserne la presa d'atto postuma e quindi purtroppo magari già molto compromessa.
Lo dico dal basso di una mia pur assai limitata esperienza dall'aver contribuito all'accoglienza e all'integrazione (e libera assimilazione che preservi ovviamente anche gli aspetti delle proprie origini) di alcune famiglie extracomunitarie andate a buon fine.
Certo a monte ci sono problemi che non possono che riguardare il livello non solo nazionale, direi soprattutto europeo, rispetto alla capacità di garantire un governo razionalmente solidale dei flussi migratori ( ma anche e soprattutto di contribuire a rimuovere le cause ingiuste del sottosviluppo) ma siamo sicuri che la cosiddetta Società Civile e magari pure Religiosa non possa liberamente svolgere anche quelle funzioni di “raccordo” sopra accennate a partire da coloro, i citati “saggi”, che già praticano significative e reciproche frequentazioni?
Il tema è sempre quello del “ci riguarda?”.
Vediamo se ne può fiorire qualcosa.
Cordialmente
come non condividere i tuoi fondati dubbi sulla mia abbozzata “proposta” oltre alla consapevolezza che è con piccoli gesti che si incoraggia l'integrazione. https://www.casateonline.it/notizie/156416/l-integrazione-parte-dai-piccoli-gesti
Del resto su quest'ultimo significativo aspetto ne avevo anch'io accennato in un mio precedente scritto. https://www.merateonline.it/notizie/155743/karim-e-germano.
Gli interrogativi che tu giustamente ti poni sono anche i miei ma una cosa è certa: l'alternativa ad una fruttuosa reciproca convivenza rimanda solo ad ipotesi variamente distruttive.
E' da questo assunto, che peraltro riguarda qualsiasi rapporto interpersonale, che a mio avviso occorre realisticamente partire guardando ad ogni evento della Storia, da quella micro di tutti i giorni a quella macro dei grandi avvenimenti. Rapporti ovviamente tra diversi vista l'indubitabile unicità di ogni persona umana.
Questa basilare e ineludibile considerazione rende ancor più pregnante la scelta valoriale etica e “spirituale” di coltivare buoni rapporti con gli altri, qualsiasi altro, improntati a reciproco rispetto e attenzione.
Premesso questo, ma certamente non a tutti ciò è chiaro, l'interrogarsi su come favorire questo intrecciarsi di vite ed aspettative è cosa ritengo non solo praticabile ma addirittura necessaria se non si vuole lasciar prevalere impulsi e atteggiamenti spesso amplificati da chi ha interessi variamente utilitaristici a “soffiare sul fuoco” delle differenze.
Da qui la mia semplice eppur difficile “proposta” di trovare forme e ambiti di coinvolgimento non solo “autoctoni” perché, lo dico in modo grezzo, “non si può fare i conti senza l'oste”. O meglio: solo la partecipazione dialogante di tutti i coinvolti può portare ad una maggior comprensione dei problemi di convivenza che possa poi orientare meglio alle loro possibili e concrete soluzioni che non potranno che essere a cura dei preposti servizi pubblici.
Direi quindi un ambito informale di riflessione comune propedeutico ad una miglior integrazione. Un ambito dove ad esempio si possano portare anche elementi preventivi derivanti dalla captazione, a mo' di antenne sociali, di malesseri striscianti e quant'altro.
Mi rendo conto che questi siano tutti aspetti assai delicati ma l'alternativa non può che esserne la presa d'atto postuma e quindi purtroppo magari già molto compromessa.
Lo dico dal basso di una mia pur assai limitata esperienza dall'aver contribuito all'accoglienza e all'integrazione (e libera assimilazione che preservi ovviamente anche gli aspetti delle proprie origini) di alcune famiglie extracomunitarie andate a buon fine.
Certo a monte ci sono problemi che non possono che riguardare il livello non solo nazionale, direi soprattutto europeo, rispetto alla capacità di garantire un governo razionalmente solidale dei flussi migratori ( ma anche e soprattutto di contribuire a rimuovere le cause ingiuste del sottosviluppo) ma siamo sicuri che la cosiddetta Società Civile e magari pure Religiosa non possa liberamente svolgere anche quelle funzioni di “raccordo” sopra accennate a partire da coloro, i citati “saggi”, che già praticano significative e reciproche frequentazioni?
Il tema è sempre quello del “ci riguarda?”.
Vediamo se ne può fiorire qualcosa.
Cordialmente
Germano


















