Barzanò: il grazie sincero di adulti e ragazzi a don Marco, che lascia la comunità dopo 17 anni
Diciassette anni di volti, incontri, giovani accompagnati nel loro cammino e relazioni costruite giorno dopo giorno. Domenica 6 settembre la Festa di Barzanò ha assunto un significato particolarmente intenso per i fedeli, riuniti anche per salutare don Marco Sanvito, che, dopo un lungo servizio pastorale nella Comunità Pastorale SS Nome di Maria – che comprende le parrocchie di Barzanò, Cremella e Sirtori – si prepara a raggiungere La Valletta Brianza, nel vicino decanato di Brivio.

In tanti hanno preso parte alla celebrazione, vissuta in un clima nel quale la gioia della festa si è intrecciata inevitabilmente all’emozione del congedo. Ad accompagnare la liturgia sono stati anche i cantori, con canti e preghiere che hanno scandito i diversi momenti della funzione. Presenti le autorità civili del territorio: Gualtiero Chiricò, sindaco di Barzanò, Cristina Brusadelli, sindaco di Cremella e Tiziano Paschetto, vicesindaco di Sirtori.

La Festa di Barzanò, tradizionalmente legata alla Madonna e a un antico voto pronunciato in occasione della peste, è diventata così l’occasione per esprimere la riconoscenza della comunità nei confronti di don Marco per quanto fatto in quasi due decenni di presenza.
Ed è stato proprio il tema del cambiamento, del lasciare e del ripartire ad accompagnare l’omelia pronunciata dal sacerdote. ''Quando ho saputo che la messa di addio sarebbe stata quella del 6 settembre, sono andato subito a guardare quali sarebbero state le letture'' ha raccontato don Marco.

Parole che parlano di Gesù e della vita vera, ma lo fanno attraversando anche il tema della morte e del passaggio dalla morte alla vita, attraverso la risurrezione di Cristo. Un’immagine che il sacerdote ha legato direttamente al momento che sta vivendo.

Nei giorni precedenti, don Marco ha infatti trascorso a Seveso una settimana insieme ad altri quaranta sacerdoti chiamati, come lui, a cambiare destinazione. ''È stata una settimana di grazia – ha spiegato – durante la quale abbiamo affrontato proprio il tema del passaggio, dell’attraversare senza paura i cambiamenti''.

Un’esperienza diventata improvvisamente concreta quando, a metà settimana, è rientrato a Barzanò per il trasloco. ''Mercoledì sono tornato a casa e, quando sono entrato, non c’era più nulla. Ci sono momenti nei quali il togliere ti mette di fronte alla povertà di te stesso''.

Dopo diciassette anni, infatti, ciò che pesa maggiormente non sono gli oggetti lasciati alle spalle, ma le tante relazioni costruite. ''Ci sono tante relazioni instaurate in questi anni. Però me ne vado e, nella nuova destinazione, non sono nessuno''. Una condizione che, secondo il sacerdote, chiede di guardarsi dentro con sincerità, senza lasciarsi vincere dalla paura.

È proprio in questi passaggi, ha proseguito, che il Vangelo indica ciò che non viene meno: ''Qualcosa resta. Rimane l’amore''. Da qui l’invito ad avere il coraggio di attraversare i cambiamenti, riconoscendo quella grazia che spesso accompagna la quotidianità senza che ci si accorga della sua presenza.

Don Marco ha quindi ripreso una riflessione di don Fabio Rosini: ''Non è la quantità che costituisce il reale, ma è la qualità che dà forma alla quantità, al reale''. Il cristiano, ha sottolineato, è chiamato a riconoscere Dio presente per sé e per gli altri, conservando anche nei momenti di passaggio la capacità di osare e di guardare con verità alla propria vita.

Nel corso dell’omelia ha poi ricordato un episodio raccontato dallo stesso don Rosini, chiamato il primo giorno dell’anno accanto a un giovane ateo in coma. Davanti a quel ragazzo, la preghiera era diventata innanzitutto un modo per affermare il valore della sua esistenza e la certezza di non essere solo.

Un’immagine attraverso la quale don Marco ha voluto rivolgersi anche alla comunità che si prepara a lasciare: nei passaggi più difficili della vita può esserci qualcuno accanto capace di ricordare la presenza di Dio. ''Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato ha vita eterna''. Questo è ciò che immagino e auguro a tutti voi'', ha concluso.

Durante la preghiera dei fedeli è risuonato il ringraziamento al sacerdote: ''Grazie a don Marco perché con costanza e fede ci sei sempre stato vicino''. Un pensiero è stato rivolto anche a don Alessandro Sala, compaesano che inizierà il proprio anno di noviziato ad Assisi.

Particolarmente sentito il momento dei saluti prima della conclusione della celebrazione. A prendere la parola è stato il parroco don Adelio Molteni, che ha ricordato la disponibilità con la quale don Marco ha accolto la decisione del trasferimento. ''Quando ha saputo del cambiamento ha detto: Io faccio la volontà del Signore, perché mi ha chiamato il vescovo''.

Don Adelio ha quindi sottolineato quanto diciassette anni rappresentino un periodo significativo per una comunità, tanto da aver accompagnato la crescita di un’intera generazione. ''Ti diciamo grazie perché sei rimasto così tanto a Barzanò. La tua certezza è Gesù, quel Gesù che ti ha chiamato nella vocazione e che non ti abbandonerà mai''.

Un messaggio esteso poi a tutti i presenti, invitati a vivere con perseveranza la propria fede anche in una realtà complessa, mantenendo saldo il rapporto con il Signore e la fiducia nella sua grazia.

Sono seguiti i doni e i segni di riconoscenza. Il Consiglio pastorale ha portato il saluto dell’intera comunità, mentre tra i ricordi consegnati a don Marco non è mancata una fotografia dell’oratorio feriale, immagine particolarmente significativa per un sacerdote che in questi anni ha dedicato una parte importante del proprio ministero ai ragazzi e alla pastorale giovanile. Anche le amministrazioni comunali hanno voluto unirsi al momento di saluto.

Lungo e caloroso l’applauso dei presenti, testimonianza dell’affetto maturato nei confronti del sacerdote durante i suoi diciassette anni di servizio.
Prima di congedarsi, è stato lo stesso don Marco a rivolgere il proprio grazie alla comunità. Ha ricordato i parroci e i sacerdoti incontrati nel corso degli anni, quanti lo hanno accompagnato nel suo ministero, i giovani conosciuti attraverso la pastorale e l’oratorio, le amministrazioni comunali, coloro che si sono occupati del servizio liturgico e i cantori.

Tanti volti e tante storie che hanno composto, giorno dopo giorno, quasi due decenni della sua vita sacerdotale a Barzanò.

A chiudere il suo intervento è stata la lettura di una preghiera per ii sacerdoti che lasciano una comunità per iniziare un nuovo tratto del proprio cammino.

La giornata di domenica è invece proseguita in oratorio con un momento conviviale e la pesca di beneficenza. Un’occasione per stare ancora insieme e accompagnare con semplicità e affetto don Marco verso il nuovo incarico, dopo diciassette anni nei quali il suo cammino si è intrecciato profondamente con quello della comunità.

Don Marco Sanvito con uno dei doni ricevuti durante la messa solenne di domenica
In tanti hanno preso parte alla celebrazione, vissuta in un clima nel quale la gioia della festa si è intrecciata inevitabilmente all’emozione del congedo. Ad accompagnare la liturgia sono stati anche i cantori, con canti e preghiere che hanno scandito i diversi momenti della funzione. Presenti le autorità civili del territorio: Gualtiero Chiricò, sindaco di Barzanò, Cristina Brusadelli, sindaco di Cremella e Tiziano Paschetto, vicesindaco di Sirtori.

Da sinistra don Adelio Molteni, don Paolo Maccà, don Enrico Vitali, don Marco Sanvito e don Emanuele Ronco
La Festa di Barzanò, tradizionalmente legata alla Madonna e a un antico voto pronunciato in occasione della peste, è diventata così l’occasione per esprimere la riconoscenza della comunità nei confronti di don Marco per quanto fatto in quasi due decenni di presenza.
Ed è stato proprio il tema del cambiamento, del lasciare e del ripartire ad accompagnare l’omelia pronunciata dal sacerdote. ''Quando ho saputo che la messa di addio sarebbe stata quella del 6 settembre, sono andato subito a guardare quali sarebbero state le letture'' ha raccontato don Marco.

Parole che parlano di Gesù e della vita vera, ma lo fanno attraversando anche il tema della morte e del passaggio dalla morte alla vita, attraverso la risurrezione di Cristo. Un’immagine che il sacerdote ha legato direttamente al momento che sta vivendo.

Don Marco insieme a sacerdoti, chierichetti e amministratori comunali
Nei giorni precedenti, don Marco ha infatti trascorso a Seveso una settimana insieme ad altri quaranta sacerdoti chiamati, come lui, a cambiare destinazione. ''È stata una settimana di grazia – ha spiegato – durante la quale abbiamo affrontato proprio il tema del passaggio, dell’attraversare senza paura i cambiamenti''.

Un’esperienza diventata improvvisamente concreta quando, a metà settimana, è rientrato a Barzanò per il trasloco. ''Mercoledì sono tornato a casa e, quando sono entrato, non c’era più nulla. Ci sono momenti nei quali il togliere ti mette di fronte alla povertà di te stesso''.

Dopo diciassette anni, infatti, ciò che pesa maggiormente non sono gli oggetti lasciati alle spalle, ma le tante relazioni costruite. ''Ci sono tante relazioni instaurate in questi anni. Però me ne vado e, nella nuova destinazione, non sono nessuno''. Una condizione che, secondo il sacerdote, chiede di guardarsi dentro con sincerità, senza lasciarsi vincere dalla paura.



Don Marco ha quindi ripreso una riflessione di don Fabio Rosini: ''Non è la quantità che costituisce il reale, ma è la qualità che dà forma alla quantità, al reale''. Il cristiano, ha sottolineato, è chiamato a riconoscere Dio presente per sé e per gli altri, conservando anche nei momenti di passaggio la capacità di osare e di guardare con verità alla propria vita.

Nel corso dell’omelia ha poi ricordato un episodio raccontato dallo stesso don Rosini, chiamato il primo giorno dell’anno accanto a un giovane ateo in coma. Davanti a quel ragazzo, la preghiera era diventata innanzitutto un modo per affermare il valore della sua esistenza e la certezza di non essere solo.

Un’immagine attraverso la quale don Marco ha voluto rivolgersi anche alla comunità che si prepara a lasciare: nei passaggi più difficili della vita può esserci qualcuno accanto capace di ricordare la presenza di Dio. ''Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato ha vita eterna''. Questo è ciò che immagino e auguro a tutti voi'', ha concluso.

L'intervento del parroco don Adelio Molteni
Durante la preghiera dei fedeli è risuonato il ringraziamento al sacerdote: ''Grazie a don Marco perché con costanza e fede ci sei sempre stato vicino''. Un pensiero è stato rivolto anche a don Alessandro Sala, compaesano che inizierà il proprio anno di noviziato ad Assisi.

Particolarmente sentito il momento dei saluti prima della conclusione della celebrazione. A prendere la parola è stato il parroco don Adelio Molteni, che ha ricordato la disponibilità con la quale don Marco ha accolto la decisione del trasferimento. ''Quando ha saputo del cambiamento ha detto: Io faccio la volontà del Signore, perché mi ha chiamato il vescovo''.

Il saluto con gli amministratori dei tre comuni
Don Adelio ha quindi sottolineato quanto diciassette anni rappresentino un periodo significativo per una comunità, tanto da aver accompagnato la crescita di un’intera generazione. ''Ti diciamo grazie perché sei rimasto così tanto a Barzanò. La tua certezza è Gesù, quel Gesù che ti ha chiamato nella vocazione e che non ti abbandonerà mai''.

Un messaggio esteso poi a tutti i presenti, invitati a vivere con perseveranza la propria fede anche in una realtà complessa, mantenendo saldo il rapporto con il Signore e la fiducia nella sua grazia.

Don Paolo Maccà, l'ultimo sacerdote arrivato nella Comunità Pastorale
Sono seguiti i doni e i segni di riconoscenza. Il Consiglio pastorale ha portato il saluto dell’intera comunità, mentre tra i ricordi consegnati a don Marco non è mancata una fotografia dell’oratorio feriale, immagine particolarmente significativa per un sacerdote che in questi anni ha dedicato una parte importante del proprio ministero ai ragazzi e alla pastorale giovanile. Anche le amministrazioni comunali hanno voluto unirsi al momento di saluto.

Lungo e caloroso l’applauso dei presenti, testimonianza dell’affetto maturato nei confronti del sacerdote durante i suoi diciassette anni di servizio.



Tanti volti e tante storie che hanno composto, giorno dopo giorno, quasi due decenni della sua vita sacerdotale a Barzanò.

A chiudere il suo intervento è stata la lettura di una preghiera per ii sacerdoti che lasciano una comunità per iniziare un nuovo tratto del proprio cammino.

Il rinfresco in oratorio
La giornata di domenica è invece proseguita in oratorio con un momento conviviale e la pesca di beneficenza. Un’occasione per stare ancora insieme e accompagnare con semplicità e affetto don Marco verso il nuovo incarico, dopo diciassette anni nei quali il suo cammino si è intrecciato profondamente con quello della comunità.
G.S.



















