Privatizzare la piscina? Non banalizziamo

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Leggendo la lettera di Colzani, Montoli, Molteni e Casati, sembra che la soluzione agli aumenti delle tariffe della piscina di Barzanò sia una sola: privatizzare. Ma il ragionamento è troppo semplice. Che le tariffe siano aumentate è un fatto e che gli utenti chiedano spiegazioni è assolutamente legittimo. Ma non si può sostenere che, se un bene pubblico ha costi di gestione crescenti, allora la proprietà pubblica abbia fallito.
Una piscina ha costi importanti: personale, energia, manutenzione, sicurezza e investimenti. Il ruolo dei Comuni non è necessariamente quello di garantire prezzi artificialmente bassi, ma di assicurare che una struttura finanziata anche con risorse pubbliche continui a svolgere una funzione utile alla comunità. E privatizzare non significa automaticamente abbassare le tariffe. Un privato deve sostenere gli stessi costi e, in più, deve necessariamente perseguire la propria sostenibilità economica.
La vera domanda, quindi, non è “pubblico o privato?”, ma se il contratto, la gestione e le tariffe garantiscano oggi un servizio adeguato e accessibile ai cittadini. Su questo servono trasparenza, numeri chiari e un confronto serio. Se ci sono criticità, vanno corrette. Se le tariffe sono troppo alte, vanno discusse e, dove possibile, calmierate.
Ma utilizzare un aumento delle tariffe per concludere che “tanto vale privatizzare” è una scorciatoia politica. Un bene pubblico non perde il suo valore perché aumentano i costi: perde valore quando smettiamo di occuparcene e di controllare come viene gestito.
Ettore Visconti
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