Ammirare l'eclissi di sole senza riportare danni permanenti alla vista. Intervista al dottor Filippo Tresca Carducci specialista oculista della Clinica diagnostica di Carnate
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La recente eclissi di sole che ha tenuto milioni di persone con gli occhi rivolti al cielo per ammirare un vero spettacolo della Natura, ha fatto certamente anche qualche...vittima: persone che non si sono protette a sufficienza e con i mezzi idonei e che hanno esposto così i loro occhi a una corrente di calore che ha lasciato segni permanenti e profondi sulla vista.
Ne abbiamo parlato con il dottor Filippo Tresca Carducci, specialista oculista presso la Clinica diagnostica di Carnate.

Dottor Tresca sciogliamo anzitutto i dubbi: eclissi di sole e di luna, hanno la stessa pericolosità?
I due fenomeni sono da trattare in maniera differente: l’eclissi di luna può essere guardata tranquillamente anche a occhio nudo, senza la necessità di protezioni e quindi senza il rischio di riportare danni alla vista. Quella di sole, invece, è estremamente pericolosa e necessita di accortezze e protezioni che non siano improvvisate.
Cosa succede quando si osserva troppo a lungo il sole senza le opportune protezioni?
La radiazione elettromagnetica emessa dal sole, comunemente chiamata luce, non è dannosa per l’occhio. Ciò che porta con sé conseguenze negative e rischi è il calore che si genera da uno sguardo prolungato al sole. Il reale problema non è dunque la luce ma la temperatura elevata: la nostra retina non resiste oltre i 42 gradi. Quando ci si sottopone a una esposizione prolungata alla radiazione solare la nostra retina subisce una lesione patognomica centrale con la formazione di una sorta di cassettino vuoto. Un danno permanente che il soggetto porterà con sé per tutta la vita.
La persona che si espone a questo calore, avverte subito il dolore oppure la lesione si genera senza che ci si accorga? E come si manifesta tale lesione?
Il dolore che consegue a un’esposizione prolungata della vista al sole e dunque al calore è molto acuto e viene avvertito nell’immediato. La sofferenza è causata dalla cheratite da esposizione, ovvero l’infiammazione della cupola trasparente dell’occhio, la cornea.
La fase acuta dura qualche giorno.
Il danno retinico viene, invece, percepito come una macchia grigia fissa al centro del campo visivo e raramente provoca una disfunzione visiva invalidante.
Come si interviene per lenire il dolore nella fase acuta?
Una volta che lo specialista ha accertato la lesione alla retina dovuta all’esposizione al calore solare, può prescrivere degli antiinfiammatori per contenere il dolore, ma non esiste alcuna terapia efficace per ridurre il danno permanente ai fotorecettori retinici. Solo una piccola quota di questi microsensori riprende la propria attività dopo qualche settimana dall’evento, ma la lesione resta ed è permanente.
Come avviene la diagnosi?
I pazienti con presunti danni dovuti a questo tipo d’esposizione, vengono sottoposti a esami funzionali della retina, come il campo visivo e la microperimetria, per capire fino a dove si è estesa la lesione. Attraverso l’OCT (Tomografia Ottica Computerizzata) si può invece visualizzare, con una definizione di tre micron, lo strato dei fotorecettori e l’eventuale sua assenza. Nel caso in cui vi fossero dei reliquati invalidanti (non si riesce più a leggere, a riconoscere i volti) l'unica terapia possibile è la rieducazione retinica con il biofeeedback microperimetrico che è però un trattamento eseguito solo in pochissimi centri in Italia.
In conclusione è meglio evitare di ammirare l’eclissi oppure ci sono accortezze sicure che consentono di godere dello spettacolo del sole che si nasconde, senza però rimetterci la vista?
Tutti i dispositivi venduti in commercio hanno dei limiti di fabbricazione e devono essere usati con criterio. Le lenti che garantiscono protezione sono quelle per telescopi, adeguate all’osservazione del sole. La maschera da saldatore, ad esempio, non offre una protezione totale.
Il danno alla vista avviene in genere quando si guarda il sole per più di 40 secondi: per questo una persona che, dopo avere osservato l’eclissi continua a percepire una macchia grigia nello sguardo, deve rivolgersi ad un oculista per una valutazione oftalmologica sollecita.
Clinica Diagnostica Dott. Lorenzo Trezza
Via Volta 31A/35A, Carnate (MB)
Phone +39 039.672488
E-mail: info@clinicadiagnostica.it
www.clinicadiagnostica.it/
Ne abbiamo parlato con il dottor Filippo Tresca Carducci, specialista oculista presso la Clinica diagnostica di Carnate.

Dottor Tresca sciogliamo anzitutto i dubbi: eclissi di sole e di luna, hanno la stessa pericolosità?
I due fenomeni sono da trattare in maniera differente: l’eclissi di luna può essere guardata tranquillamente anche a occhio nudo, senza la necessità di protezioni e quindi senza il rischio di riportare danni alla vista. Quella di sole, invece, è estremamente pericolosa e necessita di accortezze e protezioni che non siano improvvisate.
Cosa succede quando si osserva troppo a lungo il sole senza le opportune protezioni?
La radiazione elettromagnetica emessa dal sole, comunemente chiamata luce, non è dannosa per l’occhio. Ciò che porta con sé conseguenze negative e rischi è il calore che si genera da uno sguardo prolungato al sole. Il reale problema non è dunque la luce ma la temperatura elevata: la nostra retina non resiste oltre i 42 gradi. Quando ci si sottopone a una esposizione prolungata alla radiazione solare la nostra retina subisce una lesione patognomica centrale con la formazione di una sorta di cassettino vuoto. Un danno permanente che il soggetto porterà con sé per tutta la vita.
La persona che si espone a questo calore, avverte subito il dolore oppure la lesione si genera senza che ci si accorga? E come si manifesta tale lesione?
Il dolore che consegue a un’esposizione prolungata della vista al sole e dunque al calore è molto acuto e viene avvertito nell’immediato. La sofferenza è causata dalla cheratite da esposizione, ovvero l’infiammazione della cupola trasparente dell’occhio, la cornea.
La fase acuta dura qualche giorno.
Il danno retinico viene, invece, percepito come una macchia grigia fissa al centro del campo visivo e raramente provoca una disfunzione visiva invalidante.
Come si interviene per lenire il dolore nella fase acuta?
Una volta che lo specialista ha accertato la lesione alla retina dovuta all’esposizione al calore solare, può prescrivere degli antiinfiammatori per contenere il dolore, ma non esiste alcuna terapia efficace per ridurre il danno permanente ai fotorecettori retinici. Solo una piccola quota di questi microsensori riprende la propria attività dopo qualche settimana dall’evento, ma la lesione resta ed è permanente.
Come avviene la diagnosi?
I pazienti con presunti danni dovuti a questo tipo d’esposizione, vengono sottoposti a esami funzionali della retina, come il campo visivo e la microperimetria, per capire fino a dove si è estesa la lesione. Attraverso l’OCT (Tomografia Ottica Computerizzata) si può invece visualizzare, con una definizione di tre micron, lo strato dei fotorecettori e l’eventuale sua assenza. Nel caso in cui vi fossero dei reliquati invalidanti (non si riesce più a leggere, a riconoscere i volti) l'unica terapia possibile è la rieducazione retinica con il biofeeedback microperimetrico che è però un trattamento eseguito solo in pochissimi centri in Italia.
In conclusione è meglio evitare di ammirare l’eclissi oppure ci sono accortezze sicure che consentono di godere dello spettacolo del sole che si nasconde, senza però rimetterci la vista?
Tutti i dispositivi venduti in commercio hanno dei limiti di fabbricazione e devono essere usati con criterio. Le lenti che garantiscono protezione sono quelle per telescopi, adeguate all’osservazione del sole. La maschera da saldatore, ad esempio, non offre una protezione totale.
Il danno alla vista avviene in genere quando si guarda il sole per più di 40 secondi: per questo una persona che, dopo avere osservato l’eclissi continua a percepire una macchia grigia nello sguardo, deve rivolgersi ad un oculista per una valutazione oftalmologica sollecita.
Clinica Diagnostica Dott. Lorenzo Trezza
Via Volta 31A/35A, Carnate (MB)
Phone +39 039.672488
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