Casatenovo: con il vicesindaco Citterio il punto sugli edifici dismessi. ''Sbloccate situazioni ferme da anni''

Incentivare il recupero degli edifici dismessi, evitando così il consumo di nuovo suolo ''vergine''. E' questo l'obiettivo che aveva spinto l'Amministrazione comunale di Casatenovo, nell'ambito della redazione della variante al PGT approvata nel 2024, sul finire del precedente mandato – il secondo del sindaco Filippo Galbiati – ad adeguare lo strumento urbanistico ai principi della rigenerazione urbana, puntando i riflettori sulle tante zone presenti in paese, in stato di abbandono. Non tanto i soliti e noti siti industriali (come la ex Vismara o Vister), ma anche strutture residenziali ormai da tempo inabitate. Perchè spesso queste aree – come rilevato dall'architetto Lorenzo Coppa, urbanista che aveva affiancato il Comune nella stesura della variante al PGT – producono un danno anche sul fronte paesaggistico. 
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Da sinistra l'architetto Lorenzo Coppa e il vicesindaco Lorenzo Citterio

Per questa ragione tramite l'articolo 11 delle Norme Tecniche di Attuazione era stata introdotta la possibilità concessa ai privati, di demolire gli edifici - individuati nello strumento quali aree dismesse- entro 24 mesi dall'entrata in vigore dello strumento, pena la riduzione (di due terzi) degli indici edificatori.
Trascorsi ormai oltre due anni dalla pubblicazione sul Burl della variante al PGT, il vicesindaco nonché assessore alla partita Lorenzo Citterio ha voluto tracciare un bilancio degli effetti prodotti dall'articolo 11, pensato ''non per imporre vincoli, ma per stimolare investimenti privati e favorire il recupero di edifici dismessi, trasformandoli in opportunità di rigenerazione urbana''. 
''I volumi demoliti possono poi essere traslati'' hanno precisato l'amministratore e l'architetto Coppa. ''In quest'ottica rientra il regolamento per la cessione dei diritti edificatori, approvato qualche mese fa in consiglio comunale, proprio per favorire la vendita del volume recuperato, consentendo così l'avvio di interventi di rigenerazione urbana''.
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Gli edifici dismessi indicati nel PGT vigente (con la X rossa)

A questo proposito sono diverse le pratiche pervenute all'ufficio urbanistica del Comune, soprattutto negli ultimi mesi. Alcune sul filo del rasoio rispetto al termine ultimo dei 24 mesi, protocollate dunque a ridosso di Ferragosto. ''Le interlocuzioni con i proprietari sono state lunghe e in alcuni casi risultano ancora in corso'' ha aggiunto Citterio, sintetizzando una dopo l'altra le quindici schede che riguardano gli edifici dismessi. 
Nove di esse risultano a buon punto poiché sono stati presentati nei termini, i titoli edilizi propedeutici alla demolizione delle aree. E' il caso ad esempio, dell'edificio tra Via Castello e Via del Lavoro – noto per l'assenza del tetto – per il quale è in discussione un possibile piano attuativo; stessa situazione che caratterizza l'area alle spalle del Comune, detta ex Casatorre. Anche l'ex falegnameria di Via Verdi potrebbe presto essere demolita, lasciando spazio ad altro. 
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Gli edifici di Via Castello e Via del Lavoro

A buon punto anche la situazione dell'edificio tra Via Mameli e Via del Lavoro: l'autorizzazione paesaggistica per la demolizione è in fase di rilascio, così come per quel che riguarda i fabbricati di Via Cavour adiacenti al palazzo comunale. Per quel che riguarda invece l'edificio ''Le due palme'' che affaccia su Via Roma, si sta lavorando al rilascio del titolo per la riqualificazione della struttura, come appunto da richiesta della proprietà. 
Ferma invece la situazione dell'ex scuola di Via Castelbarco (zona chiesa di San Rocco ndr): la CILA presentata nel luglio scorso e poi annullata, ha lasciato il posto ad un permesso di costruire in sanatoria arrivato però fuori termine e ora al vaglio dell'Ufficio.
Restando a Capoluogo, i proprietari di alcuni box posizionati all'interno di un immobile di Via Besozzo, a poca distanza dall'oratorio, hanno chiesto di toglierli dall'elenco degli edifici dismessi, altra richiesta ora al vaglio di tecnici e amministratori. 
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Spostandoci lungo la Sp51 verso Campofiorenzo, è stato rilasciato un permesso di costruire convenzionato per l'ex Cascina Sant'Anna, a ridosso dell'azienda Vismara. I lavori non sono ancora partiti, ma l'iter amministrativo è ormai concluso. 
A Rogoredo tutto fermo per quel che riguarda la Corte del Pozzo, in Via San Gaetano, la cui copertura era collassata improvvisamente una decina di anni fa. In questo caso infatti, l'ordinanza per la messa in sicurezza dell'immobile datata febbraio 2026, non ha avuto seguito, almeno sino ad oggi.
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Cascina Sant'Anna e a destra la Corte del Pozzo a Rogoredo

A Cassina de' Bracchi buone notizie da Via del Fabbro/Via Dante, l'edificio che ospita il bar: è stato infatti presentato un piano di recupero; i proprietari della villa posizionata a poca distanza, di fronte alla chiesa di Sant'Anna, hanno chiesto invece una proroga dei termini previsti dall'articolo 11 delle NTA. Per quel che riguarda l'immobile di Via Stoppani invece, è stato presentato un permesso di costruire per un intervento conservativo; soltanto una proprietà però, si è per il momento attivata.
A Valaperta tra le schede risulta l'area ex Galbusera, interessata però da una procedura concorsuale (con aste sino ad oggi andate deserte). L'effetto dunque, è la sospensione del termine dei 24 mesi poiché di fatto l'immobile non risulta nelle disponibilità di un privato. Stessa situazione per il centro di Casatenovo, in particolare per l'ex Vister, ancora senza un proprietario.
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''Sono molto contento: abbiamo smosso situazioni ferme da decenni'' il commento del vicesindaco Citterio. ''Il lavoro condotto dall'Ufficio è stato gravoso, con un continuo confronto con le norme tecniche e numerosi incontri con le proprietà. Quella dell'articolo 11 è stata una strategia necessaria: io stesso nel mandato precedente, avevo votato convintamente a favore di questo PGT''.
Per i proprietari che hanno già ottenuto i titoli edilizi dal Comune, la situazione non è però risolta: come ha ricordato l'architetto Coppa, l'obbligo è quello di far partire i lavori entro un anno dalla chiusura dell'iter autorizzativo, altrimenti si torna al punto di partenza. Stessa situazione per i proponenti di piani attuativi: la convenzione deve essere sottoscritta entro dodici mesi.
Insomma, il percorso è tracciato ma per finalizzarlo serve ancora qualche sforzo; l'auspicio è che si vada fino in fondo.
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Per visualizzare le slide con il dettaglio degli edifici clicca QUI
G.C.
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