Casatenovo: deciso il trasferimento dell'acuzie Inrca al Mandic. Incerto il futuro della struttura

Ambrogio Bertoglio
Questione di mesi, poi l'unico reparto per acuti dell'Inrca di Casatenovo si trasferirà nel padiglione Villa dell'ospedale di Merate dove continueranno ad operare medici e infermieri oggi attivi in Via Monteregio. Di quest'ipotesi si parla da almeno tre anni ma ora sembra proprio che si stia concretizzando. Lo ha confermato Ambrogio Bertoglio intervenendo agli Stati Generali della Sanità lecchese svoltisi venerdì pomeriggio nell'aula magna del Manzoni. I documenti vanno ancora controfirmati ma è stato aperto un tavolo bilaterale per mettere a fuoco le varie fasi del trasferimento. Naturalmente non tutto fila liscio. Perchà© L'Inrca di Casatenovo di fatto si regge sui drg regionali, il corrispettivo delle prestazioni per acuti, che non potranno rimanere tutte all'istituto scientifico di Ancona quando il reparto sarà al 5° piano del Villa. Ma la domanda ancora più pressante riguarda il "dopo" trasferimento: la struttura disporrà di una quarantina di posti letto residui per la riabilitazione pneumologica e se sul piano teorico potrebbe assumere un ruolo importantissimo nello specifico comparto a livello sovraprovinciale, su quello pratico occorrono ingenti investimenti per raggiungere i requisiti imposti dalla Regione per l'accreditamento delle strutture ospedaliere. E le risorse, come si sa, sono ormai ridottissime. Peraltro nel quadro del rilancio dell'Umberto I° di Bellano la direzione Aziendale ha previsto 24 letti di riabilitazione generale geriatrica e l'Inrca, come noto, è l'Istituto per la ricerca e la cura per anziani. Dunque sul futuro prossimo della struttura permangono forti interrogativi. Le ipotesi possibili sono due: che diventi sede dell'agenzia regionale per l'anziano e in questo caso i fondi per la ristrutturazione potrebbero arrivare dal ministero del Welfare oppure che assuma la funzione di ospedale di comunità , al servizio del bacino casatese. La seconda ipotesi è quella che maggiormente interessa i sindaci del circondario. Casatenovo condivideva con Besana l'ospedale Viarana, importante ed efficiente punto di riferimento sanitario per la zona a cavallo fra due province. La chiusura di quel presidio fu motivata con la necessità di convogliare le risorse sul San Leopoldo Mandic ma senza dimenticare di dotare il territorio di una struttura sanitaria con funzioni poliambulatoriali e di primo intervento. In realtà questa seconda fase non è mai stata realizzata: l'Inrca ha un contratto di servizio con l'Asl di Lecco che assomma all'incirca a 6 milioni l'anno per le prestazioni di pneumologia a favore soprattutto di pazienti di media e avanzata età e un poliambulatorio dell'Asl.
Dopo non poche resistenze concettuali, e perchà© no, anche campanilistiche, quasi tutti i sindaci del territorio si sono convinti che per i propri cittadini è assai più utile un presidio di primo intervento dotato di diagnostica di base, qualche letto di osservazione e una capacità di risposta sulle 24 ore piuttosto che una struttura di nicchia, per quanto a elevata specializzazione. Così come i vertici di Azienda ospedaliera e Inrca hanno concordato che le medesime prestazioni se effettuate al Mandic assicurano al paziente un'assistenza decisamente migliore grazie ai molteplici reparti operativi a Merate e a costi molti inferiori.
Le stesse condizioni economiche dell'Istituto scientifico anconetano fanno presupporre che il traguardo possa essere quello di un Istituto a carattere regionale, e non interregionale com'è tuttora con presidi nel Lazio, in Sardegna, in Calabria e, appunto in Lombardia.