Colle B.za: passi avanti per l'antenna a Ravellino ma l'ex sindaco continua a contestare la location

A Colle Brianza il dibattito sulla nuova stazione radio base per il potenziamento della telefonia mobile - un progetto legato al Piano Italia 5G e finanziato con fondi PNRR - torna al centro dell’attenzione dopo una serie di atti amministrativi ravvicinati, l’ultimo pubblicato solo giovedì, che di fatto segnano un avanzamento decisivo dell’iter.
Il tema era emerso con forza già nell’incontro pubblico del 24 febbraio, quando l’Amministrazione comunale, in particolare nelle persone del sindaco Tiziana Galbusera e del vice Massimo Pirola, aveva presentato alla cittadinanza il progetto di installazione in località Ravellino, nei pressi dell’area cimiteriale. In quella sede erano stati illustrati obiettivi e cornice generale: colmare le aree a scarsa copertura, ridurre il digital divide e migliorare l’accesso ai servizi, con un’infrastruttura ritenuta strategica anche per la sicurezza delle comunicazioni.
Non erano mancate le perplessità, sia da parte della minoranza del consigliere Marco Manzoni, che dalla popolazione presente in sala: l’altezza dell’impianto (stimata attorno ai 30 metri), l’impatto paesaggistico, la vicinanza a luoghi sensibili e, soprattutto, l’attenzione al tema delle emissioni elettromagnetiche. Dall'opposizione, in particolare, erano arrivate domande sulla copertura effettiva (l’Amministrazione aveva parlato di un 85% del territorio, soglia minima per accedere al finanziamento) e sulla possibilità di ''mascheramenti'' e mitigazioni per il paesaggio.
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La Giunta di Colle Brianza durante l'assemblea pubblica dello scorso febbraio: da sinistra gli assessori Massimo Pirola, Maurizio Perego e il sindaco Tiziana Galbusera

Sullo sfondo si è poi inserito qualche giorno dopo, il documento dell’ex sindaco Danilo Colombo, con ipotesi alternative (tra cui un modello ''ibrido'' e scenari che valorizzerebbero tralicci esistenti), che la minoranza ha richiamato anche in una fra le ultimissime interpellanze presentate lo scorso 29 aprile, chiedendo chiarezza su valutazioni tecniche e trasparenza dei pareri raccolti.
La fase più recente però, è quella che cambia davvero il quadro: tra lo scorso venerdì e l'altro ieri l’iter amministrativo ha registrato una sequenza di passaggi che indicano una conclusione positiva della procedura autorizzativa.
Il primo è rappresentato dalla delibera di giunta dell’8 maggio 2026, attraverso la quale Galbusera e gli assessori Massimo Pirola e Maurizio Perego hanno deciso di ''autorizzare e concedere il nulla osta all’installazione e posa dell’impianto di telecomunicazioni multigestore della Società INWIT S.p.A. su cui sono ospitati gli impianti del gestore TIM'' in quanto ''la realizzazione dell’impianto […] viene considerata una infrastruttura necessaria a garantire la copertura per le telecomunicazioni a servizio del territorio (situazione oggi ritenuta non sufficiente e non sempre garantita), con un miglioramento generale di utilizzo da parte delle attività produttive, attività commerciali, dei privati, Enti vari, operatori in emergenza, altro, per cui viene considerata un’opera di pubblica utilità''.
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Il passaggio centrale è arrivato il 13 maggio, con il verbale e la determinazione di conclusione della Conferenza dei Servizi: l’esito è indicato come positivo. In particolare, i pareri effettivamente pervenuti sono stati quello della Provincia, della Comunità Montana, e della stessa Giunta comunale (riferendosi alla delibera dell’8 maggio), ma soprattutto di ATS e ARPA - enti la cui opinione era stata espressamente richiesta dalla minoranza - insieme al ''Sig. C.D.'', riferendosi appunto all’emerito primo cittadino, Colombo.
Ciò premesso, oltre alla ''conclusione positiva della Conferenza dei Servizi'', il responsabile dell’area ha deliberato di dare atto che ''la presente determinazione sostituisce ad ogni effetto tutti i provvedimenti, determinazioni, pareri, intese, concerti, nulla osta o altri atti di concessione, autorizzazione o assenso, comunque denominati, necessari per l’installazione delle infrastrutture'' oltre che prescrivere che l’impianto sia realizzato ''entro il termine perentorio di dodici mesi ****dalla ricezione del presente provvedimento autorizzatorio, a pena di decadenza''.
In altre parole, la macchina amministrativa – almeno per quanto descritto negli atti riportati – si sta muovendo verso l’installazione dell'antenna così com’è stata presentata in occasione dell'assemblea pubblica di qualche settimana fa, con un via libera procedurale formalizzato.
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Resta comunque un fronte di contestazione che continua ad alimentare il dibattito fra i cittadini di Colle. Dalle dichiarazioni e dai testi circolati in queste ore, l’ex sindaco Danilo Colombo contesta duramente la scelta localizzativa in prossimità del cimitero e prova a dare alla vicenda una risonanza più ampia, sperando di raggiungere e ascoltare l'opinione di Adriano Celentano, da tempo residente nella vicina Galbiate e notoriamente sensibile ai temi legati all'ambiente. Nel documento diffuso, Colombo insiste sul fatto che il cimitero di Ravellino non sarebbe un ''luogo ordinario'' bensì sarebbe l’ultima dimora di ''cari di personalità di rilievo nazionale, come Adriano Celentano'' (che anni fa nel cimitero di Colle ha acquistato due cappelle ndr) e dove ''sono sepolte le famiglie che hanno costruito la storia di questa comunità'', come il pittore Ennio Morlotti e l’ingegner Roberto Rocca e con la moglie Andreina Bossetti''.
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Le contestazioni, nella sua ricostruzione, non sono però legate al decorum: Colombo richiama ''l’articolo 338 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie'', sottolineando l’esistenza di ''un vincolo di inedificabilità entro 50 metri dal cimitero''. Egli sostiene che il progetto, così come impostato, non rispetterebbe tale prescrizione. In questo senso, Colombo afferma che vi sarebbero precedenti giurisprudenziali citando una sentenza del TAR Brescia che avrebbero già dichiarato illegittima un’installazione in prossimità di un cimitero, lamentando che l’Amministrazione comunale non ne avrebbe tenuto conto. L'emerito primo cittadino rivendica inoltre la sua proposta alternativa, lamentando tuttavia che la maggioranza non l’abbia ''nemmeno valutata seriamente - scegliendo di - procedere con il progetto originale''. 
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I consiglieri di minoranza

Infine, Colombo segnala una presunta mancanza di trasparenza: a suo avviso la delibera di Giunta sarebbe precedente rispetto alla conclusione della Conferenza dei Servizi (arrivata cinque giorni dopo); l'ex amministratore lamenta inoltre il ritardo nella richiesta presentata di accesso ai documenti richiesti e infine il fatto che alcuni enti, come ATS, abbiano ''riconosciuto il vincolo dei 50 metri senza poi esprimersi in modo esplicito sulla conformità del progetto''.
Di conseguenza l'ex amministratore ha deciso di rivolgersi alla Procura della Repubblica di Lecco, alla Soprintendenza, e agli enti competenti affinchè monitorino – attraverso accertamenti mirati - la situazione.
M.E.
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