Barzanò ricorda Claudio Cappelli a dieci anni dall'attentato a Dacca

Domenica 5 luglio, presso l'area esterna della biblioteca civica di Barzanò, si è svolta una cerimonia in ricordo di Claudio Cappelli, tra le vittime dell'attentato terroristico del 2016 a Dacca, in Bangladesh.
Nato a Palermo e cresciuto a Vedano al Lambro, l'imprenditore tessile visse gli ultimi anni della propria vita in paese con la moglie Valeria Beretta e la loro figlia Stella. 
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I viaggi in Bangladesh erano frequenti per il 45enne, proprio per seguire da vicino il lavoro della sua impresa, la Star International fondata pochi anni prima; quella dell'estate del 2016 avrebbe dovuto essere una trasferta come tante, ma la sua vita fu spezzata drammaticamente quando il 1° luglio un commando armato di matrice islamica fece irruzione nel ristorante Holey Artisan Bakery, nel distretto diplomatico della città, dove lui e altri italiani si trovavano per discutere di affari con alcuni colleghi giapponesi.
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I presenti non furono risparmiati. Ventinove persone persero la vita, tra cui venti ostaggi assassinati dai terroristi e cinque attentatori uccisi nel blitz delle forze di sicurezza. Tra le vittime civili anche gli italiani Adele Puglisi, Marco Tondat, Claudia Maria D'Antona, Nadia Benedetti, Vincenzo D'Allestro, Maria Riboli, Cristian Rossi e Simona Monti, oltre appunto a Claudio Cappelli.
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Le famiglie Beretta e Cappelli con le autorità civili e religiose intervenute

La cerimonia di domenica sera si è svolta alla presenza di diverse autorità: il sindaco di Barzanò Gualtiero Chiricò, il collega di Vedano al Lambro Marco Merlini, il parroco don Adelio Molteni, oltre al gruppo Alpini, all'Arma dei Carabinieri, a monsignor Giovanni Crippa - originario del paese, ma vescovo in Brasile - e a Cristina Brusadelli, prima cittadina di Cremella.
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Il parroco don Adelio Molteni e il sindaco Gualtiero Chiricò

''Vogliamo essere vicini ai parenti e a tutti coloro che hanno vissuto il dolore di un avvenimento così tragico'' ha detto in apertura di cerimonia don Adelio, esortando alla riflessione sui valori della memoria e della giustizia. 
Dopo aver preso spunto dalle sacre scritture, il religioso si è stretto in un abbraccio simbolico alle famiglie Cappelli e Beretta. ''Carissimi vi dico coraggio perché vi siamo tutti vicini anche oggi in un momento di ricordo così difficile. Sono sicuro che lui vi stia guardando e vegliando su di voi'' ha detto per poi ricordare che -chi uccide in nome di Dio - è in realtà solo un fanatico.
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Monsignor Giovanni Crippa

Dopo un breve intervento di monsignor Giovanni Crippa - giunto in Brianza dal Sud America per un periodo di riposo - a prendere la parola è stato il sindaco Gualtiero Chiricò che ha ringraziato la comunità per essere intervenuta alla commemorazione, evidenziando come la partecipazione di così tante persone sia un segno prezioso di vicinanza.
''Sono sicuro che questi momenti dimostrino come, riconoscendo l’altro, si può costruire un ponte di pace e ricordare a noi stessi come ci debba essere uno sforzo quotidiano per fare in modo che atrocità del genere non si ripetano'' ha detto l'amministratore, rivolgendosi alla sala.
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Terminato il breve momento musicale, a prendere la parola è stato Vittore Beretta, noto imprenditore e suocero di Cappelli, che ha rivissuto quei drammatici momenti trascorsi assieme alla figlia e a milioni di italiani che seguirono la vicenda in diretta televisiva da casa, in attesa di notizie sulla sorte dei propri cari. L'epilogo purtroppo, fu a dir poco amaro.
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''Lui e i suoi colleghi, sia italiani che giapponesi, erano molto ben voluti dalla comunità perché davano lavoro a tante persone che altrimenti non avrebbero avuto nulla da portare a casa alle loro famiglie'' ha ricordato. ''Sono passati dieci anni e siamo ancora qui a ricordare: è una bellissima cosa e un messaggio di pace per tutti'' ha concluso Beretta, per poi passare il testimone a Massimo Cappelli, il padre di Claudio. Quest’ultimo ha letto una lettera scritta di suo pugno.
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Al microfono Vittore Beretta

''Tutti coloro presenti in quel locale che persero la vita vennero colpiti perché erano occidentali e cristiani. Tutti i telegiornali ne parlarono per una settimana e i principali quotidiani vi dedicarono ampi spazi. Grazie al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a Papa Francesco e ai comuni di residenza delle vittime, tra cui Vedano al Lambro e Barzanò, il sacrificio di questi nobili italiani non è stato dimenticato, rimane una memoria importante per tutti noi - ha detto con emozione - Quei giovani imprenditori e stilisti, tutti operanti nel settore dell’abbigliamento e del tessile, non si trovavano all’estero in vacanza, ma per lavoro, con l’obiettivo di esportare il made in Italy nel mondo. Rivolgo un ringraziamento particolare alle due famiglie delle vittime presenti: la sorella di Maria Riboli, di Bergamo, e gli amici di Simona Monti, che all’epoca era incinta di cinque mesi e non fu risparmiata. Ringrazio inoltre il Comune di Barzanò e tutti coloro che hanno collaborato a questa commemorazione, le autorità religiose e civili, il sindaco di Vedano al Lambro e tutti voi per la partecipazione. Un forte abbraccio a tutti''.
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Così si è concluso il messaggio di Cappelli, seguito dalla proiezione di un video montato dall’amico di famiglia Giulio Vertemati realizzato con servizi televisivi dell’epoca e varie fotografie, in modo da riepilogare quanto avvenuto in quella drammatica notte e ricordare le istituzioni che sono state vicine ai familiari delle vittime in questi dieci anni.
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Massimo Cappelli

La cerimonia di Barzanò ha dunque confermato, anche a distanza di dieci anni, la profonda vicinanza della comunità e delle istituzioni alle famiglie delle vittime. Il ricordo di Claudio Cappelli e degli altri imprenditori uccisi a Dacca non si esaurisce nelle parole pronunciate durante l’evento: vive nelle azioni quotidiane di chi continua a impegnarsi per la qualità e l'etica nel lavoro, dando così una risposta concreta alla violenza e all’intolleranza.
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La commemorazione di domenica ha ricordato inoltre l'importanza della memoria come strumento di coesione sociale: raccogliere il dolore e trasformarlo in impegno collettivo significa rendere omaggio alle vittime. Nel caso di Cappelli, un vicolo posto a pochi passi dalla biblioteca e intitolatogli parecchi anni fa dal Comune di Barzanò, rinnova ogni giorno il suo ricordo unitamente alla tragedia che lo ha strappato all'affetto della sua famiglia.
I.M.
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